Trump annuncia la morte di Khamenei, guerra aperta tra Usa, Israele e Iran

Donald Trump annuncia la morte di Ali Khamenei dopo raid Usa-Israele su Teheran, scattati per fermare il programma nucleare iraniano. L’offensiva prosegue mentre la risposta di Teheran colpisce più Paesi del Golfo.

Khamenei
Trump annuncia la morte di Khamenei, guerra aperta tra Usa, Israele e Iran

Ali Khamenei è stato ucciso durante i bombardamenti su Teheran condotti da Stati Uniti e Israele. La notizia viene diffusa dopo una giornata di attacchi su larga scala che hanno colpito il cuore del potere iraniano. Secondo quanto riferito da Israele, la Guida Suprema, 86 anni, sarebbe morta nel suo complesso residenziale, distrutto dai raid. Il corpo sarebbe stato recuperato e mostrato ai vertici politici di Washington e Tel Aviv come prova dell’eliminazione.

L’operazione militare, lanciata dopo il fallimento dei negoziati sul nucleare tra Washington e Teheran, segna un salto di intensità rispetto agli attacchi precedenti. Donald Trump, in un messaggio video, ribadisce che l’Iran non potrà mai dotarsi dell’arma atomica e sostiene che l’obiettivo di un cambio di potere a Teheran sia ormai vicino. “Khamenei è morto”, scrive poi sui social, parlando di una svolta per il popolo iraniano.

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Il presidente americano avverte che l’offensiva non si fermerà. I bombardamenti, spiega, andranno avanti finché non sarà raggiunta una condizione di stabilità nella regione. Trump invita anche le forze armate iraniane a non opporsi e a cercare un accordo, sostenendo che parte dell’apparato militare starebbe già valutando di non combattere.

Israele ha colpito circa 500 obiettivi militari con centinaia di aerei, in quella che viene descritta come la più ampia operazione della sua aviazione. Nel mirino basi missilistiche, sistemi di difesa e figure chiave del sistema iraniano. Tra queste, il comandante dei Guardiani della Rivoluzione Mohammad Pakpour e Ali Shamkhani, stretto collaboratore di Khamenei, entrambi dati per uccisi con alta probabilità.

Le esplosioni hanno interessato diverse città, tra cui Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah, oltre alla capitale. La reazione dell’Iran non si è fatta attendere. Teheran ha chiuso lo stretto di Hormuz e lanciato una serie di attacchi con droni e missili, compresi vettori ipersonici. Le sirene hanno suonato per ore in Israele, mentre altri Paesi del Golfo sono stati colpiti per la presenza di basi americane.

Missili iraniani hanno preso di mira infrastrutture e installazioni militari in Arabia Saudita, Bahrain, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. A Dubai sono stati colpiti l’aeroporto e un hotel sull’isola artificiale di Palm Jumeirah, mentre ad Abu Dhabi si registra almeno una vittima. Attacchi anche contro basi statunitensi in Qatar, Kuwait ed Emirati, oltre alla sede della Quinta flotta in Bahrain.

L’escalation coinvolge l’intera regione e alimenta il rischio di un conflitto prolungato. Dall’Iran, i vertici militari avvertono che sono state utilizzate solo armi di vecchia generazione e minacciano nuovi sistemi più avanzati. Nel frattempo Teheran chiede un intervento urgente delle Nazioni Unite, accusando Stati Uniti e Israele di aggressione e rivendicando il diritto alla difesa.

Nelle ore successive alla notizia della morte di Khamenei, a Teheran si registrano scene di festa in alcune zone della città, documentate da video diffusi online. Un segnale che riflette la tensione interna mentre il Paese affronta uno dei momenti più critici della sua storia recente.