Susanna Galeazzi ricorda Gian Piero tra affetti familiari e tensioni in Rai
Susanna Galeazzi ricorda il padre Gian Piero a cinque anni dalla morte, raccontando episodi privati e retroscena sul lavoro. Dall’affetto in famiglia agli attriti in Rai, emergono aneddoti inediti e anche qualche amarezza.
A cinque anni dalla scomparsa, Gian Piero Galeazzi resta una presenza viva nei ricordi della figlia Susanna. La giornalista e conduttrice ripercorre momenti personali e professionali del padre, volto storico del giornalismo sportivo italiano, scomparso nel novembre del 2021.
Il legame tra padre e figlia era forte, nonostante i frequenti viaggi di lavoro. «Lo chiamai durante il Roland Garros dopo una delusione sentimentale e trovò il tempo per starmi vicino», racconta. Un uomo affettuoso, capace di esserci nei momenti importanti, anche se spesso lontano per seguire eventi sportivi.
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In famiglia non mancavano episodi quotidiani, tra rimproveri e risate. Si arrabbiava se i voti a scuola non erano all’altezza, ma sapeva anche regalare momenti fuori dal comune. Susanna ricorda cene particolari e incontri con grandi nomi dello spettacolo, come Gigi Proietti e Vittorio Gassman.
Il carattere di Galeazzi era generoso ma anche incline agli eccessi. «Una mattina al Foro Italico arrivò a mangiare dodici cornetti», racconta la figlia. Non era raro vederlo esagerare anche a tavola, con porzioni abbondanti e piatti ripetuti più volte.
In televisione, soprattutto a Domenica In, mostrava un lato giocoso e spontaneo. Cantava, ballava e si travestiva, anche quando in famiglia gli chiedevano di contenersi. Per lui era un modo diretto di entrare in sintonia con il pubblico, senza filtri.
Il racconto si sposta poi sull’ambiente di lavoro. In Rai, spiega Susanna, il padre non sempre trovò un clima sereno. «C’era molta competizione e invidia», dice, ricordando episodi in cui rientrando da un servizio non trovava nemmeno la propria postazione. Alcuni colleghi però gli rimasero accanto nei momenti difficili.
Non mancano parole dure anche per Mara Venier. «Papà le voleva bene, ma dopo la sua morte non è arrivato nemmeno un messaggio», afferma. Un silenzio che, a distanza di anni, lascia ancora amarezza.
Il ricordo più intenso riguarda però gli ultimi anni. «All’inizio mi veniva spontaneo prendergli il telefono per chiamarlo», confida Susanna. Nella memoria resta l’immagine di un padre entusiasta, con le braccia al cielo e la sua frase tipica: “Andiamo a vincere!”.