Iran valuta la risposta indiretta contro gli Usa attraverso la rete di alleati

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Teheran prepara una possibile risposta indiretta a un attacco Usa per evitare lo scontro diretto. L’ipotesi nasce dall’aumento di comunicazioni sospette tra gruppi armati legati all’Iran, monitorate dalle intelligence occidentali.

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Se Washington decidesse di lanciare raid su larga scala, Teheran potrebbe reagire senza esporsi in prima persona, affidandosi ai gruppi alleati presenti in diverse aree del Medio Oriente e non solo. È lo scenario su cui stanno lavorando i servizi di sicurezza occidentali.

Negli ultimi giorni gli analisti hanno registrato un aumento del cosiddetto “chatter”, cioè un’intensificazione delle comunicazioni tra soggetti legati a organizzazioni armate. Si tratta di telefonate, messaggi criptati e scambi digitali che, pur non indicando un attacco imminente, in passato hanno spesso preceduto operazioni sul campo.

Al momento non emergono piani concreti né obiettivi precisi. Tuttavia, il volume delle comunicazioni è ritenuto sufficiente per innalzare il livello di attenzione. Gli apparati di sicurezza europei e americani stanno seguendo con particolare cautela ogni possibile sviluppo.

Tra le ipotesi più accreditate c’è una ritorsione indiretta. I ribelli Houthi in Yemen potrebbero tornare a colpire le rotte commerciali nel Mar Rosso, mentre in Europa restano sotto osservazione eventuali cellule dormienti legate a Hezbollah. Non viene escluso nemmeno il coinvolgimento di gruppi jihadisti come Al Qaeda, con possibili bersagli rappresentati da basi o sedi diplomatiche statunitensi.

Secondo l’analista Colin P. Clarke, l’iran dispone di una rete capace di aumentare il costo di qualsiasi operazione militare americana. La portata della risposta dipenderà molto dalla natura dell’offensiva statunitense. Raid limitati contro infrastrutture militari potrebbero portare a una reazione contenuta.

Uno scenario diverso si aprirebbe nel caso in cui l’azione americana puntasse a colpire la leadership iraniana. Un attacco percepito come minaccia diretta alla guida del Paese, rappresentata da Ali Khamenei, potrebbe spingere Teheran ad ampliare lo scontro e ad attivare l’intera rete dei suoi alleati.

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