Francesco Renga a Sanremo con Il meglio di me tra fragilità e ricordi familiari
Francesco Renga porta a Sanremo una canzone sulla sua vita e sulle fragilità nate da un lutto familiare. A 58 anni si racconta senza filtri e parla anche dei figli, che considera più maturi della sua generazione.
Francesco Renga arriva a Sanremo con un brano che mette a nudo la sua storia personale. “Il meglio di me” nasce da esperienze vissute e da ferite che il tempo non ha cancellato. A 58 anni, il cantante bresciano sceglie di raccontarsi senza protezioni, portando sul palco emozioni che affondano le radici nella sua adolescenza.
Tra i ricordi più forti c’è la morte della madre, vissuta quando aveva appena 17 anni. Un evento che ha segnato profondamente il suo percorso: la famiglia si è divisa e lui ha trovato nella musica una via di salvezza. L’ingresso nei Timoria e la fuga da casa sono stati passaggi decisivi per allontanarsi da situazioni difficili, tra cui il rischio di cadere in dipendenze.
Leggi anche: Francesco Renga a Sanremo tra carriera e ferite personali Francesco Renga torna a Sanremo con un nuovo brano e racconta la sua storia segnata da una perdita precoce.
Quel vuoto, racconta, ha influito anche nei rapporti affettivi, compreso quello con Ambra Angiolini, madre dei suoi figli. Oggi però i rapporti sono distesi, dopo essersi confrontati apertamente su ciò che per anni era rimasto in sospeso.
Renga guarda con interesse anche alle nuove generazioni. I suoi figli, Iolanda e Leonardo, gli sembrano più consapevoli rispetto a come lui e i suoi coetanei erano alla stessa età. In particolare la figlia, dice con ironia, non esita a metterlo di fronte alle sue responsabilità con riflessioni molto dirette.
Il tema delle fragilità non è nuovo nella sua musica, ma questa volta il linguaggio cambia. Il brano segna un’evoluzione, frutto anche della collaborazione con autori più giovani. Per interpretarlo ha lavorato sulla voce, eliminando alcune caratteristiche del suo stile per adattarsi a una scrittura più essenziale e moderna.
Per lui si tratta dell’undicesima partecipazione al Festival, un appuntamento che ha sempre affrontato con motivazioni diverse. Anche nel 2005, anno della vittoria con “Angelo”, inizialmente non era convinto di partecipare. Oggi parla di una fase nuova, quasi una rinascita artistica, pur senza aver mai smesso di fare musica.
Tra i momenti più attesi c’è il duetto con Giusy Ferreri su “Ragazzo solo, ragazza sola”, versione italiana di “Space Oddity”. L’esibizione si inserisce in un contesto simbolico, tra l’anniversario della scomparsa di David Bowie e i novant’anni di Mogol, autore del testo italiano, che riceverà un riconoscimento alla carriera.