Giorgio Pasotti critica il calcio moderno e racconta il mito di Eugenio Monti

Giorgio Pasotti racconta Eugenio Monti e il suo gesto di fair play alle Olimpiadi del 1964, spiegando perché oggi ammira meno il calcio dominato da soldi e immagine e preferisce atleti mossi da passione autentica.

Giorgio Pasotti
Giorgio Pasotti critica il calcio moderno e racconta il mito di Eugenio Monti

Giorgio Pasotti si prepara a vestire i panni di Eugenio Monti nella fiction “Rosso Volante”, in onda su Rai1 il 23 febbraio. L’attore interpreta il campione di bob che alle Olimpiadi del 1964 rinunciò alla vittoria per aiutare un avversario, diventando simbolo di lealtà sportiva.

Durante quella gara, Monti cedette un bullone al rivale rimasto senza un pezzo essenziale per completare la discesa. Un gesto che gli costò la medaglia d’oro, ma che gli valse il riconoscimento internazionale del trofeo De Coubertin. L’oro olimpico arrivò anni dopo, quando aveva ormai 40 anni.

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La sua vita fu segnata anche da momenti difficili. Dopo una carriera straordinaria tra sci e bob, Monti si ammalò di Parkinson e decise di togliersi la vita. Una storia intensa che Pasotti ammette di aver scoperto solo di recente.

«Non lo conoscevo», racconta l’attore, «ma appena ho letto la sua vicenda ho pensato che meritasse di essere raccontata». L’occasione è arrivata anche grazie all’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

Pasotti, con un passato sportivo nelle arti marziali, spiega come l’esperienza fisica lo abbia aiutato nella recitazione. «Chi ha fatto sport sa gestire il corpo nello spazio», dice, anche se il bob è molto distante dalla sua formazione.

Il racconto televisivo non segue in modo rigido ogni dettaglio biografico. Alcuni aspetti sono stati adattati, come la storia con la moglie, anticipata rispetto alla realtà. Tuttavia, il cuore della vicenda resta fedele allo spirito del campione.

Guardando allo sport di oggi, Pasotti non nasconde una certa delusione. «In molti casi si vedono atleti freddi, quasi robot», osserva. Secondo lui, discipline popolari come il calcio sono ormai legate soprattutto a sponsor, guadagni e immagine.

L’attore dice di preferire sport e campioni che vivono la competizione con passione autentica. E si pone una domanda netta: oggi chi sarebbe disposto a rinunciare a una vittoria per un gesto di fair play?