Domenico morto dopo il trapianto, errore nel trasporto del cuore e indagine per omicidio colposo

Domenico è morto dopo un trapianto fallito causato da un errore nel trasporto dell’organo, danneggiato dal ghiaccio secco. Il bambino aveva 2 anni e da settimane era collegato all’Ecmo in attesa di un nuovo cuore.

Domenico
Domenico morto dopo il trapianto, errore nel trasporto del cuore e indagine per omicidio colposo

La vicenda del piccolo Domenico, due anni e quattro mesi, si è chiusa con la sua morte il 21 febbraio alle 9:20, dopo settimane di lotta in terapia intensiva. Il bambino era affetto da una cardiomiopatia dilatativa e attendeva un trapianto seguito dall’ospedale Monaldi di Napoli.

La svolta arriva il 22 dicembre, quando la famiglia riceve la chiamata per un cuore compatibile disponibile all’ospedale San Maurizio di Bolzano. Il giorno successivo parte l’équipe medica per il prelievo e il trasporto dell’organo verso Napoli, mentre Domenico viene preparato per l’intervento.

Leggi anche: Cuore congelato per errore nel trasporto, salta il trapianto sul bimbo di Nola Il cuore destinato al trapianto su un bimbo di Nola è arrivato a Napoli congelato a causa dell’uso di ghiaccio non idoneo durante il trasporto.

Durante il trasferimento si verifica però l’errore decisivo. Il cuore viene conservato in un contenitore isotermico non dotato di sistemi di allarme per la temperatura. Inoltre, al posto del ghiaccio tradizionale viene utilizzato ghiaccio secco, che altera le condizioni dell’organo compromettendolo in modo irreversibile.

Quando il cuore arriva in sala operatoria, i medici si accorgono subito del danno. Nonostante questo, l’intervento viene comunque portato avanti perché il piccolo è già senza il suo cuore. L’organo trapiantato non riparte e Domenico viene collegato all’Ecmo, il macchinario che sostituisce temporaneamente le funzioni cardiache e respiratorie.

Nei giorni successivi, dall’ospedale arrivano informazioni generiche su complicazioni dell’intervento. Il Centro nazionale trapianti viene informato senza dettagli e il bambino viene reinserito in lista per un nuovo cuore. Intanto, il 29 dicembre, si dimette il professor Giuseppe Limongelli, figura di riferimento nel percorso dei trapianti pediatrici.

I dubbi della madre crescono e l’11 gennaio viene presentato un esposto ai carabinieri. È in quel momento che emergono le prime ricostruzioni sul danneggiamento del cuore durante il trasporto. La Procura di Napoli avvia gli accertamenti.

Solo il 21 gennaio, dopo un audit interno, l’ospedale comunica ufficialmente che l’organo era stato compromesso dal congelamento. L’evento viene classificato come rischio massimo. Nel frattempo le condizioni del bambino restano critiche.

All’inizio di febbraio si tenta di valutare un secondo trapianto. L’ospedale Bambino Gesù di Roma esprime però parere negativo per la presenza di infezioni e complicazioni neurologiche. Anche il confronto tra specialisti convocati nei giorni successivi conferma che non ci sono le condizioni per un nuovo intervento.

Il 20 febbraio i genitori accettano la sospensione delle cure. Il giorno seguente arriva il decesso. Intanto l’inchiesta si allarga: sei sanitari sono indagati e l’accusa, inizialmente per lesioni, è stata modificata in omicidio colposo. È attesa l’autopsia disposta dalla Procura.