Sony e Xbox cambiano rotta, il gaming entra in una nuova fase
Sony riduce gli studi e Phil Spencer lascia Xbox per il peso dei costi crescenti. Nel 2026 l’industria dei videogiochi cambia direzione tra budget fuori controllo e pubblico sempre più frammentato.
L’industria dei videogiochi sta attraversando un passaggio delicato. Non si tratta di una semplice fase di rallentamento, ma di una trasformazione che sta modificando modelli produttivi e strategie. I segnali sono evidenti: studi chiusi, dirigenti storici che escono di scena e investimenti sempre più selettivi.
In casa Sony, la chiusura di London Studio segna un cambio netto di approccio. Dopo anni di sperimentazione tra realtà virtuale e progetti più leggeri, PlayStation punta ora su produzioni di grande scala, riducendo il numero di titoli in sviluppo.
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La riorganizzazione ha coinvolto anche team consolidati come Bluepoint Games. Il messaggio è chiaro: meno spazio a remake e progetti intermedi, più risorse concentrate su pochi giochi ad altissimo budget, con costi che possono arrivare a centinaia di milioni di dollari.
Dall’altra parte, in casa Xbox, il cambiamento passa attraverso l’addio di Phil Spencer. Il dirigente che ha guidato la crescita del marchio negli ultimi anni lascerà ufficialmente il 23 febbraio 2026, chiudendo una fase segnata dall’espansione e dal lancio del Game Pass.
La guida passa ad Asha Sharma, chiamata a gestire una realtà molto diversa rispetto al passato. Dopo acquisizioni imponenti come Bethesda e Activision, la priorità non è più comprare, ma rendere sostenibili gli investimenti in un mercato che cresce più lentamente.
Alla base di questa svolta c’è una combinazione di fattori. I costi di sviluppo sono aumentati in modo drastico: un titolo tripla A richiede anche sette anni di lavoro e budget paragonabili a quelli del cinema. Allo stesso tempo, il pubblico si concentra su pochi giochi longevi, spesso basati su servizi continuativi.
Negli ultimi due anni, oltre 23.000 lavoratori hanno perso il posto nel settore. Un dato che riflette la fine della spinta post-pandemia e il ritorno a un mercato più selettivo, dove non tutti i progetti trovano spazio.
Il modello sta cambiando rapidamente. Le esclusive tendono a ridursi, con sempre più titoli pubblicati su piattaforme diverse per aumentare i ricavi. Parallelamente cresce l’uso dell’intelligenza artificiale, vista come uno strumento per contenere tempi e costi di sviluppo.
Il risultato è un’industria più prudente, con meno margine per rischi creativi ma una maggiore attenzione alla sostenibilità economica. Una fase diversa, che segna la fine di un ciclo e l’inizio di un nuovo equilibrio.