The Brick, il dispositivo che blocca i social e costringe a staccare dallo smartphone

The Brick blocca social e notifiche finché non avvicini un piccolo dispositivo al telefono, spingendo a limitare l’uso compulsivo. Il sistema cresce tra i giovani e costa circa 60 euro.

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The Brick, il dispositivo che blocca i social e costringe a staccare dallo smartphone

Per spegnere app come Instagram e TikTok non basta la forza di volontà. Sempre più utenti scelgono soluzioni drastiche e si affidano a strumenti esterni. Tra questi c’è The Brick, un sistema che impedisce l’accesso alle applicazioni considerate più invasive finché non si utilizza un piccolo dispositivo fisico.

Il funzionamento è semplice ma poco aggirabile. Dopo aver attivato il blocco, social, notifiche e giochi restano inaccessibili. Per sbloccarli bisogna avvicinare al telefono un “mattoncino” dedicato. Nessun comando sullo schermo, nessuna scorciatoia digitale. L’unico modo è recuperare fisicamente il dispositivo, spesso nascosto apposta in un punto scomodo della casa.

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Il sistema ha trovato spazio soprattutto tra i più giovani. Il costo si aggira intorno ai 60 euro, ma la diffusione è cresciuta rapidamente, con un aumento degli utenti in un anno. La fascia più coinvolta è quella tra i 20 e i 35 anni, abituata a vivere con lo smartphone sempre a portata di mano.

Non si tratta di un caso isolato. Negli ultimi anni sono aumentate le app anti distrazione che permettono di limitare notifiche e accessi. L’obiettivo è ridurre il tempo trascorso online, percepito sempre più spesso come eccessivo.

Negli Stati Uniti sono nati anche gruppi ispirati ai programmi di recupero dalle dipendenze. Tra questi, Internet and Technology Addicts Anonymous, rivolto a chi fatica a gestire il rapporto con la rete. Parallelamente si diffondono campi “digital detox”, dove per alcuni giorni si vive senza smartphone, immersi nella natura.

C’è anche chi cambia completamente approccio e torna ai cosiddetti telefoni essenziali, dispositivi che consentono solo chiamate e sms. Niente app, niente social. Un ritorno a modelli più semplici, simili a quelli di vent’anni fa, che sta lentamente guadagnando spazio.

Il tema è arrivato anche in tribunale. A Los Angeles il ceo di Meta, Mark Zuckerberg, ha testimoniato in un procedimento che coinvolge alcune piattaforme digitali. Le accuse parlano di meccanismi progettati per aumentare la permanenza online e creare abitudini difficili da interrompere.

La difesa sostiene che non esista una prova definitiva di un legame diretto tra social e danni psicologici. L’accusa, invece, ha presentato il parere della psichiatra Anna Lembke, secondo cui queste piattaforme possono influenzare le aree cerebrali legate all’autocontrollo, soprattutto negli adolescenti.

Intanto diversi Paesi stanno intervenendo con nuove regole. L’Australia ha vietato l’accesso ai social ai minori di 16 anni, mentre in Florida il limite è fissato a 14. In Europa si discutono misure simili, con governi pronti a introdurre restrizioni più rigide.

Le abitudini digitali stanno cambiando. Tra strumenti che limitano l’uso, dispositivi semplificati e nuove leggi, cresce il tentativo di ridurre il tempo trascorso davanti allo schermo e contenere l’impatto delle piattaforme nella vita quotidiana.