Las Vegas, madre uccide la figlia dopo gara di cheerleading e si toglie la vita

Due corpi trovati in una stanza d’albergo a Las Vegas: una bambina di 12 anni e la madre. La piccola aveva appena partecipato a una gara di cheerleading. Gli investigatori parlano di omicidio-suicidio.

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Las Vegas, madre uccide la figlia dopo gara di cheerleading e si toglie la vita

Una stanza del Rio Hotel & Casino di Las Vegas è diventata il luogo di una tragedia che ha colpito una comunità sportiva e una famiglia. Addi Smith, 12 anni, atleta di cheerleading, è stata trovata senza vita insieme alla madre, Tawnia McGeehan, poco più che trentenne.

Il ritrovamento è avvenuto domenica mattina, dopo che madre e figlia non si erano presentate all’appuntamento con la squadra per l’inizio della competizione nazionale. Le compagne e lo staff, non vedendole arrivare, avevano lanciato un appello sui social prima dell’intervento della polizia.

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Secondo i primi accertamenti, si tratterebbe di un omicidio-suicidio. Gli investigatori ritengono che la donna abbia sparato alla figlia nella notte tra sabato e domenica, per poi togliersi la vita. Nella stanza è stata trovata una lettera, che confermerebbe la volontarietà del gesto, ma il contenuto non è stato diffuso.

Il viaggio a Las Vegas doveva essere un momento importante per Addi, impegnata con il team Utah Xtreme Cheer. La gara era appena terminata, ma l’esito non sarebbe stato quello sperato. Poche ore dopo, la situazione è precipitata.

La società sportiva ha ricordato la giovane atleta come una ragazza affettuosa e molto legata alle compagne. Il gruppo si è stretto attorno alla famiglia rimasta a Salt Lake City, mentre proseguono le indagini per chiarire il contesto che ha portato al gesto.

Negli Stati Uniti episodi di questo tipo non sono rari. Secondo i dati del Violence Policy Center, si registrano in media circa 11 casi a settimana di omicidio-suicidio. Nella maggior parte delle situazioni sono coinvolti partner, ma esistono anche casi in cui le vittime sono i figli.

In oltre il 90% degli episodi viene utilizzata un’arma da fuoco. La disponibilità diffusa di pistole e fucili rende rapide e irreversibili decisioni prese in momenti di crisi.

Un altro elemento ricorrente riguarda le difficoltà legate alla salute mentale. L’accesso alle cure resta limitato per molte famiglie e spesso i problemi vengono ignorati o rimandati. In alcuni casi si sviluppano distorsioni profonde, fino a convincere il genitore che eliminare il figlio significhi sottrarlo a future sofferenze.