Licenziata per aver respinto il capo, il tribunale ordina il reintegro
Licenziata dopo aver respinto il corteggiamento del capo, una dipendente ottiene giustizia in tribunale. Il giudice annulla il provvedimento e ordina il reintegro, riconoscendo la natura ritorsiva della decisione.
Una dipendente di una clinica privata ha perso il lavoro dopo aver rifiutato le avances del medico che dirigeva la struttura. La vicenda si è sviluppata nel tempo: prima i complimenti, poi messaggi sempre più insistenti, fino a dichiarazioni esplicite e regali di grande valore.
Tra questi, un anello di diamanti da 14mila euro, offerto nonostante la donna avesse chiarito più volte di non ricambiare. Anche davanti al dono, la dipendente aveva proposto di restituirlo, senza però ottenere ascolto.
Il rapporto tra i due si è deteriorato nei mesi successivi. A giugno 2025 è arrivato il licenziamento, ufficialmente motivato da questioni legate alle ferie. Una spiegazione che il giudice del Tribunale civile di Trento, sezione lavoro, ha ritenuto non credibile.
Secondo la ricostruzione in aula, il provvedimento è stato una ritorsione per il rifiuto della donna. A confermarlo anche un messaggio inviato poco prima dell’interruzione del rapporto: la richiesta di restituire il gioiello, accompagnata da toni risentiti.
La sentenza ha annullato il licenziamento, definendolo discriminatorio. Il giudice ha stabilito che la lavoratrice deve essere riassunta e che le spettano tutti gli stipendi non percepiti, inclusi i contributi, dalla data del licenziamento fino al reintegro.
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