Gabibbo aggredito a Milano dopo un richiamo in metro: può capitare anche a uno come me

Aggredito a Milano mentre segnalava un passeggero senza biglietto, il Gabibbo racconta l’episodio e denuncia un clima sempre più violento, tra ironia e amarezza.

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Un richiamo per il biglietto della metro si è trasformato in un’aggressione. È successo a Milano, dove il Gabibbo è stato spinto a terra da un ragazzo dopo avergli fatto notare che viaggiava senza titolo di viaggio. La scena è andata in onda in prima serata a «Striscia la notizia».

Il pupazzo simbolo del programma racconta di non aver provocato nessuno. «Gli ho solo fatto un’osservazione», spiega, descrivendo una reazione improvvisa e violenta. Più della paura, a colpirlo è stata la sensazione di trovarsi davanti a un gesto gratuito.

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A Milano il Gabibbo è stato spintonato e fatto cadere durante un servizio sugli evasori del metrò. È la prima aggressione in 36 anni per il pupazzo simbolo di Striscia la Notizia.

Con il suo stile, mescola sarcasmo e riflessione. «Rappresento la pancia, il populista televisivo: non parlo, rutto», dice, ironizzando sul proprio ruolo. E aggiunge che, se fosse stato preso di mira per ciò che simboleggia, lo avrebbe quasi accettato. Ma la realtà, sottolinea, è stata molto più semplice e inquietante.

«È stata una reazione banale: mi hai fatto notare qualcosa e ti picchio». Un comportamento che, secondo lui, ricorda episodi quotidiani, come quelli in cui vengono aggredite persone che protestano per il rumore o per piccoli disordini.

Il giovane aggressore non è stato più visto. Il Gabibbo spera solo che non si sia vantato con altri: «Oggi la vigliaccheria rischia di diventare un merito». Poi ricorda una sua vecchia canzone del 1990, «Mi sei simpatico ti spacco la faccia», nata come provocazione contro la violenza, non certo come modello.

In oltre trent’anni di carriera, episodi simili non erano mai accaduti. Ora, dice, il clima è cambiato. «Se si aggrediscono gli insegnanti, allora può capitare anche a uno come me», osserva.

Elenca altri casi recenti legati alla trasmissione: troupe attaccate, inviati minacciati o spinti in mare durante i servizi. E cita anche contenuti musicali rivolti ai più giovani in cui la violenza viene normalizzata.

Alla domanda su cosa stia succedendo, risponde con una battuta amara: «Si chiedono soluzioni ai pupazzi». La satira, spiega, può accendere una luce, ma non può sostituire educazione e responsabilità.

Nonostante l’aggressione, non intende fermarsi. Continuare a stare in strada resta, per lui, un modo per raccontare la realtà senza filtri, anche a rischio di ritrovarsi di nuovo a terra.