Bimbo in coma dopo trapianto, corsa contro il tempo per un nuovo cuore

Un bambino di due anni lotta tra la vita e la morte dopo un trapianto di cuore. I medici sono divisi sulla possibilità di un nuovo intervento, mentre la Procura indaga su possibili errori durante il primo intervento e il trasporto dell’organo.

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Un bambino di appena due anni è ricoverato in condizioni gravissime dopo un trapianto di cuore eseguito a fine dicembre a Napoli. Da settimane è in coma farmacologico, sostenuto da un macchinario Ecmo che mantiene attive le funzioni vitali mentre si tenta di capire se esista ancora una possibilità di salvarlo.

La ricerca di un nuovo organo prosegue senza sosta, sia in Italia sia all’estero. Tuttavia, il quadro clinico divide gli specialisti. I medici del Bambino Gesù di Roma, consultati per un parere esterno, ritengono che le condizioni del piccolo siano ormai troppo compromesse per affrontare un secondo intervento. Una valutazione che non coincide con quella dei sanitari del Monaldi, dove il bambino è ricoverato, convinti che ci siano ancora margini per tentare un nuovo trapianto.

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La famiglia aspetta una nuova chiamata per il trapianto dopo che il cuore arrivato a dicembre è risultato inutilizzabile.

Il tempo resta il fattore decisivo. Se da un lato i parametri vengono definiti stabili, dall’altro si registra un progressivo peggioramento degli altri organi. Nelle prossime ore è atteso un nuovo confronto tra i medici per stabilire se procedere o meno con un secondo intervento.

Accanto al letto del figlio, la madre Patrizia Mercolino non si allontana mai. Continua a chiedere che venga individuata una soluzione e che arrivi un cuore compatibile. «È un guerriero», ripete, mentre riceve anche la visita del cardinale Domenico Battaglia, segno della vicinanza della comunità.

Parallelamente si muove la magistratura. La Procura ha aperto un’indagine per lesioni colpose, iscrivendo sei sanitari nel registro degli indagati. Al centro degli accertamenti ci sono sia le fasi di espianto dell’organo a Bolzano sia quelle del trapianto a Napoli.

Gli investigatori stanno verificando soprattutto le modalità di trasporto del cuore. Secondo le prime ipotesi, l’organo potrebbe aver subito danni durante il trasferimento. I carabinieri del Nas hanno acquisito documenti clinici e sequestrato il contenitore utilizzato, che sarà analizzato.

La difesa della famiglia punta l’attenzione sulla conservazione dell’organo. L’avvocato Francesco Petruzzi sostiene che potrebbe essere stato impiegato ghiaccio secco, capace di raggiungere temperature estremamente basse e potenzialmente dannose. Per questo chiede accertamenti tecnici e, in caso di nuovo intervento, che non sia lo stesso chirurgo a operare.

È stata inoltre depositata un’integrazione alla querela per ottenere un incidente probatorio su cartelle cliniche e verbali delle riunioni mediche. Intanto anche il Ministero della Salute e la Regione Campania hanno avviato verifiche interne, mentre la direzione sanitaria ha assicurato piena collaborazione agli inquirenti.