Morte di Chiara Jaconis a Napoli, i genitori del 13enne negano responsabilità
Nuovi elementi nell’inchiesta sulla morte di Chiara Jaconis a Napoli: i genitori del 13enne indagato respingono le accuse e presentano una perizia tecnica per contestare la traiettoria degli oggetti caduti.
A mesi dalla morte di Chiara Jaconis, travolta da un oggetto precipitato dall’alto nei Quartieri Spagnoli, i genitori del ragazzo di 13 anni finito al centro dell’inchiesta hanno fornito la loro versione ai magistrati. Davanti ai pm Raffaele Barela e Ciro Capasso, l’interrogatorio è durato circa tre ore.
I due, entrambi professionisti, hanno respinto ogni accusa. Sostengono di essere rimasti in casa con i figli per tutto il pomeriggio del 15 settembre 2024, senza mai perderli di vista. Raccontano di aver trascorso il tempo dopo pranzo davanti alla televisione, con balcone chiuso e aria condizionata accesa.
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Un elemento, secondo loro, renderebbe improbabile che uno dei ragazzi si sia affacciato: una poltrona collocata proprio davanti alla finestra. La presenza del mobile, insieme agli infissi chiusi, viene indicata come ostacolo concreto a qualsiasi accesso verso l’esterno.
Nel fascicolo compaiono due oggetti recuperati dopo la caduta: un volto dalle fattezze umane e una riproduzione della dea Nefertiti. In casa della famiglia sono presenti arredi etnici, ma i genitori affermano di non riconoscere le statuette sequestrate e negano di averle mai acquistate o possedute. Per la difesa si tratta solo di indizi, non di prove.
I legali hanno depositato anche una consulenza tecnica di parte. L’analisi punta a dimostrare che un oggetto lasciato cadere o lanciato dal balcone dell’abitazione non avrebbe potuto rimbalzare al piano inferiore, scheggiarsi e poi colpire una persona in strada con esito mortale. La ricostruzione della traiettoria viene così messa in discussione.
L’indagine resta aperta. I magistrati parlano di un’istruttoria complessa e stanno valutando il materiale difensivo insieme agli elementi già raccolti, tra cui alcuni messaggi Whatsapp che farebbero riferimento a preoccupazioni della madre legate a episodi precedenti. La Procura sta decidendo se disporre ulteriori verifiche tecniche.