One life, finale del film e storia vera di Nicholas Winton

Il film One Life su Rai 1 racconta la vicenda vera di Nicholas Winton, che alla vigilia della guerra riuscì a portare in salvo centinaia di bambini ebrei dalla Cecoslovacchia occupata dai nazisti, sfidando burocrazia e chiusure politiche.

life finale

One Life, diretto nel 2023 da James Hawes, porta sullo schermo la figura di Nicholas Winton, interpretato da Anthony Hopkins. La storia si muove tra il 1939 e la fine degli anni Ottanta, ricostruendo le scelte di un agente di borsa britannico che cambiò il destino di centinaia di bambini ebrei.

Da giovane, Winton ha 29 anni e lavora in Inghilterra, ma sente il bisogno di fare qualcosa di concreto mentre l’Europa scivola verso la guerra. In Cecoslovacchia incontra famiglie fuggite da Germania e Austria, ammassate in condizioni difficili e con la paura dell’invasione tedesca ormai imminente.

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A Praga conosce Doreen Warriner, attiva nel comitato britannico per i rifugiati. Inizia così l’organizzazione dei trasferimenti verso il Regno Unito. L’obiettivo è chiaro: trovare famiglie affidatarie, raccogliere fondi e ottenere i documenti necessari per far uscire i bambini prima che le frontiere vengano chiuse.

La madre Babette lo sostiene da Londra, occupandosi di contatti e aiuti economici. Intanto a Praga, con i colleghi Trevor e Hannah, vengono compilate le liste dei piccoli da far partire. Ogni nome è una corsa contro il tempo tra autorizzazioni, controlli e ostacoli amministrativi.

I bambini viaggiano in treno verso l’Inghilterra. Winton li accoglie all’arrivo, creando legami personali con alcuni di loro. Un momento critico riguarda tre minori privi di documenti regolari, tra cui Vera: Trevor decide di rischiare e falsifica le carte per permettere la partenza.

Quando i tedeschi prendono il controllo di Praga, la situazione precipita. Un convoglio successivo non parte: la Gestapo interviene e blocca i bambini rimasti, trattenendo anche Hannah. Il film lascia sospeso il destino di molti di loro, segnando il limite dell’operazione di salvataggio.

Nel 1988 Winton, ormai anziano, riordina il suo studio e ritrova le liste originali con i nomi dei bambini messi in salvo, in tutto 669. Si porta dietro il peso di chi non è riuscito ad aiutare e pensa di donare quei documenti a un museo dedicato alla memoria della Shoah.

I fascicoli arrivano invece alla redazione del programma televisivo britannico “That’s Life!”. Winton viene invitato in studio senza sapere cosa lo aspetta. In platea siedono alcune delle persone che da bambini salirono su quei treni organizzati da lui.

La trasmissione diventa un momento di riconoscimento pubblico. In seguito Winton torna in tv con la moglie e incontra molti altri sopravvissuti. Dal suo intervento, nel tempo, sono nate migliaia di vite: figli e nipoti di quei bambini.

Nelle scene finali del film, Winton è a casa sua, circondato da chi deve a lui la propria salvezza, compresa Vera. I ricordi tornano a galla attraverso dettagli condivisi, mentre nuovi bambini corrono tra le stanze, immagine che chiude il racconto della sua azione durante il Kindertransport.