Attacco cyber alla sanità Usa, appello al ministro Nordio per l'hacker arrestato in Italia
La richiesta di estradizione negli Usa per un presunto hacker kazako arrestato in Italia è nelle mani del ministro Nordio. La moglie chiede che resti nel Paese, puntando su ragioni umanitarie e sulle sue competenze informatiche.
È ora una decisione politica a separare Roman Khlynovskiy dalla consegna agli Stati Uniti. Il 42enne kazako, fermato a luglio sulla Riviera romagnola mentre era in vacanza con la famiglia, è indicato dall’Fbi come figura chiave in un vasto giro di attacchi informatici contro strutture sanitarie nordamericane.
Secondo gli investigatori americani avrebbe agito con altri membri di una banda specializzata nel violare sistemi ospedalieri e aziende che forniscono software al settore medico. L’obiettivo: sottrarre cartelle cliniche, immagini diagnostiche e dati personali, poi usare quel materiale per chiedere riscatti milionari.
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Le accuse arrivano da un tribunale federale del Tennessee e includono associazione a delinquere per frodi informatiche, furto di identità, estorsione digitale, riciclaggio e minacce legate alla diffusione di immagini intime. Gli attacchi contestati coprirebbero il periodo tra il 2023 e il 2025, con richieste di denaro che, nel complesso, avrebbero toccato i 500 milioni di dollari.
In un caso, a un ospedale californiano sarebbero stati domandati circa 90 milioni. In un’altra operazione il gruppo avrebbe dichiarato di possedere dati provenienti da oltre 100 strutture sanitarie e più di 70 milioni di cartelle cliniche. Tra le minacce, anche la pubblicazione di informazioni sanitarie riferite a persone note: atleti, artisti, funzionari pubblici e militari. Sarebbe stato diffuso persino un elenco con migliaia di nomi di personaggi pubblici.
Dopo l’arresto in Italia, avvenuto con il supporto della Polizia Postale in collaborazione con l’Fbi, Khlynovskiy è stato incriminato dal Gran Giurì del distretto Est del Tennessee. Per rendere effettiva l’estradizione manca il via libera del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Alla sua attenzione si è rivolta la moglie dell’uomo, Olena, con una lettera in cui chiede di bloccare la consegna. Sostiene che il marito non sia un soggetto violento e che le sue competenze tecniche, maturate nel settore tecnologico internazionale, potrebbero essere impiegate in modo legale a beneficio anche dell’Italia.
Nel testo la donna richiama possibili criticità legate alle condizioni detentive e processuali negli Stati Uniti per un cittadino proveniente da un Paese esterno all’area occidentale. Propone che la permanenza in Italia possa rappresentare una soluzione più equilibrata, anche sotto il profilo dell’interesse nazionale e della cybersicurezza.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Alexandro Maria Tirelli, evidenzia che la scelta spetta ora al ministro e riguarda valutazioni di interesse pubblico. I legali fanno sapere di essere pronti a ricorrere anche al Tar del Lazio, ma chiedono prima che Khlynovskiy venga ascoltato dalle autorità per valutare l’eventuale utilità delle sue conoscenze nel contrasto agli attacchi contro infrastrutture sensibili.