Crans-Montana, Mélanie racconta il salto dal Constellation e le ustioni: Sopravvivo, non vivo più
Mélanie, sopravvissuta all’incendio del Constellation a Crans-Montana, racconta le ustioni, gli interventi e la distanza dalla figlia. Una lettera aperta dall’ospedale dove è ancora ricoverata dopo il rogo di Capodanno.
Mélanie è la donna ripresa nei video girati durante l’incendio del Constellation a Crans-Montana. È lei che si vede scavalcare la ringhiera per sfuggire alle fiamme nella notte del primo gennaio. Oggi è ancora in ospedale e affida a una lettera aperta il racconto di quello che sta vivendo dopo il rogo.
Si presenta con nome e storia. Francese, residente in Vallese, dice di essere stata costretta a saltare per non morire. Restare, spiega, avrebbe significato restare intrappolata nel fuoco. Da quel momento, scrive, la sua vita si è fermata. Non parla di ripresa, ma di sopravvivenza quotidiana.
Leggi anche: Crans-Montana, Eleonora Palmieri mostra le ustioni e racconta la sua rinascita
Dopo l’incidente di Crans-Montana, Eleonora Palmieri racconta il suo percorso di cura con immagini e parole di speranza, mostrando sui social i segni delle ustioni e la determinazione a tornare alla vita di prima.
Le ustioni coprono quasi il 40% del corpo. Le medicazioni arrivano ogni due giorni e sono una prova continua. Le cure riaccendono il dolore, che non scompare mai del tutto. Racconta un corpo trasformato in un campo di battaglia, segnato da interventi e trattamenti che non lasciano tregua.
Oltre alle ferite fisiche, descrive il cambiamento del volto. Dice che l’immagine che riconosceva allo specchio non esiste più. Una perdita che definisce intima e difficile da spiegare a chi non la vive. Anche il rapporto con la figlia è cambiato: non può starle accanto come vorrebbe quando il dolore diventa più forte.
Il percorso medico l’ha portata prima a Zurigo e poi a Nantes, dove riceve la maggior parte delle cure. È lontana da casa, dalle abitudini di prima, dalla sua vita di tutti i giorni. Ogni fase del ricovero comporta nuovi interventi e un adattamento continuo a un corpo che non tornerà come prima.
Mélanie parla di un danno permanente. La pelle conserverà per sempre i segni di quella notte, così come la mente. Mentre affronta operazioni e terapie, osserva che fuori tutto continua normalmente. Altri non hanno cicatrici, né notti agitate, né ricordi legati alle fiamme.
Nella lettera pone domande sulla giustizia e sulle responsabilità. Si chiede dove sia quando chi ha subito le conseguenze porta addosso segni visibili e invisibili per tutta la vita. Racconta la fatica di dover ricostruire un’esistenza mentre il mondo attorno prosegue senza cambiamenti.
Scrive di non cercare vendetta. Spiega che il silenzio pesa come una seconda bruciatura. Vuole che si guardi alle conseguenze umane dietro un fatto di cronaca: corpi segnati, identità stravolte, genitori separati dai figli. Si definisce viva, ma in un corpo e con un volto che non saranno più quelli di prima.