Yulia uccisa a fucilate a Siena, cancellate mille chat tra imputato e vittima

La Corte d’Assise di Siena ricostruisce quanto accaduto dopo l’uccisione di Ana Yuleisy Manyoma Casanova. Tra testimonianze, sospetti di violenze e messaggi spariti, il processo entra nel vivo.

yulia uccisa

L’odore acre della polvere da sparo, il corpo a terra e l’uomo in lacrime accanto alla compagna. È la scena descritta in aula dagli agenti intervenuti la mattina del 10 agosto 2024, subito dopo la morte di Ana Yuleisy Manyoma Casanova, 33 anni, colpita da un fucile calibro 16 nella casa che condivideva con il compagno.

Il fucile usato per lo sparo, secondo quanto riferito dai soccorritori del 118, era stato nascosto sotto il letto. Un dettaglio che ha avuto peso fin dalle prime fasi dell’indagine e che è stato ripercorso durante l’udienza davanti alla Corte d’Assise di Siena.

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In aula era presente Luis Fernando Porras Baloy, 28 anni, di origine colombiana, imputato per omicidio volontario pluriaggravato. L’uomo, tornato in custodia cautelare da poco tempo, ha seguito il dibattimento senza reazioni evidenti, mentre la Procura ribadiva la propria ricostruzione dei fatti.

Per l’accusa, il colpo non sarebbe stato accidentale. Il pubblico ministero ha richiamato una serie di elementi che, a suo avviso, parlano di una relazione segnata da maltrattamenti e tensioni continue. La difesa, al contrario, insiste sull’ipotesi di un tragico errore, sostenendo che lo sparo sarebbe partito durante una manovra sbagliata con l’arma.

Nel corso dell’udienza sono emerse testimonianze che gettano ombre sulla vita privata della coppia. Investigatori e testimoni hanno riferito di racconti fatti dallo zio dell’imputato e da colleghi della donna, che avrebbero notato segni di violenza, tra cui un occhio nero che la vittima cercava di non mostrare.

È stato ricordato anche il periodo in cui Porras Baloy si trovava ai domiciliari con il braccialetto elettronico. In quel frangente, secondo quanto riferito, avrebbe violato più volte le prescrizioni, effettuando telefonate non consentite e ricevendo visite di familiari.

Uno dei passaggi più delicati del processo riguarda i telefoni cellulari. Le analisi tecniche hanno evidenziato che dal dispositivo dell’imputato risultano cancellati circa mille messaggi scambiati con la compagna, eliminati prima del sequestro. Un vuoto che gli esperti stanno cercando di spiegare.

Non solo. Il telefono dell’uomo avrebbe registrato un blocco anomalo proprio nell’orario in cui è avvenuto lo sparo, compatibile con un’attività di sistema rimasta sullo sfondo. Il cellulare della figlia della coppia, invece, non ha fornito elementi utili, se non la conferma che la bambina era collegata a internet poco prima dei fatti.

Il processo ora si ferma per alcune settimane. Il presidente della Corte, Fabio Frangini, ha rinviato l’udienza al 13 aprile, cancellando le date previste tra febbraio e marzo. In quella giornata verranno ascoltati quattro testimoni, tra cui l’ex dirigente della Squadra Mobile.

Il calendario prevede poi nuove udienze il 27 aprile, l’11 e il 25 maggio, quando sarà il turno degli esperti della Scientifica chiamati a illustrare in aula le perizie tecniche sul caso.