Aurora Tila, la madre della 13enne: In carcere il suo killer si vanta di averla uccisa, per lui è un record
La madre di Aurora Tila racconta cosa accade in carcere al ragazzo condannato per l’omicidio della figlia e spiega perché ha deciso di impegnarsi contro la violenza tra giovanissimi, partendo dalle scuole e dalle famiglie.
Dal carcere arrivano racconti che feriscono quanto la sentenza. Il giovane condannato a 17 anni per l’omicidio di Aurora Tila, morta a 13 anni dopo essere precipitata dal settimo piano a Piacenza nel 2024, parlerebbe di quel delitto come di un primato personale.
A riferirlo è la madre della ragazza, Morena Corbellini. Il ragazzo, oggi diciassettenne, secondo quanto racconta, si vanterebbe di aver provocato la più giovane vittima di femminicidio in Europa, come se si trattasse di un trofeo. Un atteggiamento che, per la donna, dimostra l’assenza totale di consapevolezza sulla gravità di quanto accaduto.
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Nonostante il dolore, Morena Corbellini ha scelto di reagire trasformando la perdita in un impegno pubblico. Ha annunciato la nascita dell’associazione “La Luce di Aurora”, un progetto pensato per entrare nelle scuole e nei luoghi di lavoro, parlando a ragazzi, genitori e adulti.
L’obiettivo è intercettare in anticipo quei comportamenti che degenerano in violenza. Secondo la madre di Aurora, certi segnali vengono ignorati o minimizzati fino a quando è troppo tardi. Per questo l’associazione punta su incontri diretti e testimonianze, senza filtri.
Il racconto di Morena si allarga anche ad altri casi recenti, come quello di Zoe Trinchero, per descrivere un fenomeno che non riguarda più solo uomini adulti. La violenza sulle donne, spiega, sta coinvolgendo sempre più spesso adolescenti.
In questi episodi, la vittima diventa uno strumento di vendetta o un mezzo per colpire qualcun altro. Un meccanismo che rivela un vuoto di empatia profondo, presente già in età molto giovane.
Per Corbellini, il nodo centrale resta l’educazione dei ragazzi e la tempestività degli interventi. La madre di Aurora mette in discussione anche l’efficacia del percorso carcerario per i minori, ritenendo le leggi italiane troppo indulgenti rispetto alla gravità dei reati.
Se un adolescente arriva a normalizzare un omicidio, avverte, il rischio di recidiva non può essere ignorato. Da qui il dubbio su pene considerate brevi e incapaci di incidere davvero su chi ha già dimostrato di non riconoscere il valore della vita.