Social come droghe digitali: a Los Angeles il processo contro Google e Meta per la dipendenza dei minori

Un tribunale americano mette sotto accusa i giganti del web per l’impatto dei social sui minori. A Los Angeles parte una causa che punta sugli algoritmi e sulla dipendenza digitale nei bambini.

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Nel tribunale di Los Angeles è iniziato un procedimento che potrebbe segnare un passaggio chiave nei rapporti tra tecnologia e tutela dei più giovani. Davanti alla giudice Carolyn Kuhl siedono Google e Meta, chiamate a rispondere dell’accusa di aver progettato i propri servizi per trattenere i minori online il più a lungo possibile.

Secondo l’impianto accusatorio, non si tratterebbe di effetti collaterali imprevisti, ma di scelte consapevoli. Gli algoritmi di piattaforme come YouTube e Instagram, sostiene l’accusa, sarebbero stati costruiti per stimolare comportamenti ripetitivi e compulsivi nei bambini, sfruttando meccanismi di ricompensa simili a quelli delle dipendenze.

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A sostenere questa linea è Mark Lanier, legale che rappresenta i querelanti. In aula ha chiarito che il cuore del processo non riguarda singoli malfunzionamenti, ma una strategia commerciale precisa: più tempo trascorso davanti allo schermo significa maggiori guadagni. «Dimostreremo che questi strumenti sono stati pensati per creare dipendenza», ha affermato, annunciando la presentazione di documenti interni delle stesse aziende.

Il caso prende le mosse dalla denuncia di una giovane donna, oggi ventenne, indicata negli atti come Kayley G. M.. La ragazza sostiene di aver sviluppato una forte dipendenza dai social durante l’infanzia, con conseguenze serie sulla salute mentale, e di non essere stata in grado di interrompere l’uso delle piattaforme.

Proprio su questo punto si concentra una parte centrale dell’accusa: l’idea che per un minore “smettere” non sia una scelta libera. Lanier intende confutare la tesi della responsabilità individuale, mostrando come la pressione esercitata dagli algoritmi renda l’allontanamento dai social estremamente difficile per un cervello ancora in formazione.