Furto denunciato dal team israeliano di bob, ma non a Cortina: dubbi sulla sicurezza verso Milano Cortina 2026
Un furto denunciato sui social da un atleta israeliano apre un caso sulla sicurezza legata a Milano Cortina 2026. L’episodio, però, non sarebbe avvenuto né a Cortina né nel villaggio olimpico, alimentando dubbi e polemiche.
Tutto parte da un messaggio pubblicato su X da Adam “AJ” Edelman, ex atleta di skeleton e oggi pilota della squadra israeliana di bob. Nel post racconta che l’appartamento del team è stato forzato durante una sessione di allenamento, con il furto di passaporti, attrezzatura sportiva e oggetti di valore per migliaia di dollari.
Il racconto è accompagnato da una foto dei rilievi della polizia scientifica. Il riferimento alle Olimpiadi e alle discipline in programma a Cortina ha fatto pensare subito a un episodio avvenuto sulle Dolomiti, ma le verifiche successive hanno cambiato scenario.
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Le autorità locali hanno escluso che il furto sia avvenuto a Cortina o nel villaggio olimpico di Fiames. Secondo quanto filtra da ambienti vicini alla squadra, alcuni atleti non sarebbero ancora arrivati in Italia e la base di allenamento, tenuta riservata per ragioni di sicurezza, si troverebbe all’estero.
Resta quindi aperta l’ipotesi che l’intrusione sia avvenuta fuori dai confini italiani. Un’ipotesi che non spegne però le discussioni, anche perché da mesi è noto che la delegazione israeliana non alloggerà nelle strutture ufficiali, ma in sedi protette e non divulgate, con misure di sicurezza rafforzate.
Sui social la notizia ha scatenato una raffica di reazioni. Molti utenti hanno messo in dubbio l’efficacia dei sistemi di protezione, richiamando episodi storici come l’attentato di Monaco del 1972 e chiedendo perché non fosse presente una sicurezza privata più visibile.
Contattato dall’Associated Press, Edelman ha chiarito di trovarsi in Italia ma non nel luogo del furto. Ha confermato invece la presenza dell’allenatore Itamar Shprinz, senza specificare se fosse in casa al momento dell’irruzione.
L’atleta ha poi raccontato come la squadra abbia reagito all’accaduto: nonostante la perdita di valigie, equipaggiamento e documenti, gli atleti sono tornati subito ad allenarsi. Un atteggiamento che Edelman ha definito rappresentativo dello spirito del gruppo.
Nei giorni successivi sono arrivati messaggi di sostegno e anche donazioni per aiutare il team a recuperare l’attrezzatura. Edelman ha ringraziato pubblicamente, spiegando che eventuali fondi aggiuntivi serviranno a coprire debiti accumulati negli ultimi anni per sostenere l’attività sportiva.
La vicenda ha attirato l’attenzione anche di Mike Huckabee, ambasciatore statunitense in Israele, che ha espresso il desiderio di incontrare gli atleti, elogiandone la determinazione nonostante il furto subito.
Intanto l’episodio ha riacceso le tensioni legate alla presenza israeliana ai Giochi, dopo i fischi registrati a San Siro nei giorni scorsi. Un clima che potrebbe portare a un ulteriore rafforzamento delle misure di sicurezza in vista del debutto olimpico della squadra, qualificata dopo la rinuncia della Gran Bretagna a uno dei posti disponibili.