Silvana Giacobini: Sordi bussò alla mia stanza. Signorini sempre corretto, mi dispiace per quello che gli è successo
Silvana Giacobini ripercorre la sua carriera nel giornalismo, dagli inizi giovanissimi alle esperienze in Rai e nelle redazioni dei grandi settimanali, raccontando episodi personali che coinvolgono Alberto Sordi e Alfonso Signorini.
Determinazione e carattere hanno accompagnato Silvana Giacobini fin dall’inizio. Essere donna, giovane e alla guida di una redazione non era semplice in un ambiente dominato dagli uomini. Racconta di essere stata spesso presa di mira, ridicolizzata con soprannomi e battute, nonostante i risultati ottenuti come direttore.
La passione per il giornalismo nasce molto presto. Da bambina, alle elementari, realizza un piccolo giornale artigianale, quattro pagine su fogli protocollo vendute ai parenti. Stabilisce un prezzo e chiarisce subito che i soldi devono essere veri, non simbolici.
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Dopo gli studi, arriva la televisione pubblica. In Rai viene scelta per un programma dedicato ai ragazzi, “Giochiamo al teatro”, lavorando con Maria Signorelli. Negli studi incontra spesso personaggi famosi, facilmente avvicinabili, e comincia così a muovere i primi passi come intervistatrice.
Nel suo libro ricorda anche un episodio con Alberto Sordi. Durante un soggiorno in una villa a Spoleto, l’attore le fa una corte inizialmente elegante. A notte fonda bussa però alla porta della sua stanza chiedendo di entrare. Lei decide di non rispondere. La mattina dopo teme un gelo imbarazzato, ma Sordi la sorprende con un gesto galante, accogliendola a colazione con un inchino e un baciamano.
La carriera prosegue nella stampa: lavora a “Gente”, dirige “Eva Express” e poi “Chi”. In redazione incontra un giovane Alfonso Signorini. Lo descrive come un professionista serio e rispettoso, sempre corretto nei rapporti di lavoro.
Proprio per questo, dice di aver provato dispiacere nel vederlo coinvolto nelle accuse mosse da Fabrizio Corona. In quelle vicende non riconosce la persona con cui ha condiviso anni di lavoro, ribadendo che il rispetto dovrebbe valere per tutti.