Lindsey Vonn, la caduta a Cortina e la fine più dura: frattura alla gamba e intervento d'urgenza
In tredici secondi la discesa olimpica di Cortina ha cambiato il finale della carriera di Lindsey Vonn: una caduta violenta, le urla, la frattura alla gamba e il ricovero d’urgenza a Treviso.
La pista delle Tofane, quella che più di ogni altra aveva segnato la sua storia sportiva, si è trasformata nel teatro dell’epilogo più amaro. Lindsey Vonn era partita sorridendo, convinta di potersi regalare un’ultima discesa olimpica. Dopo appena tredici secondi, il volo scomposto e l’impatto sulla neve hanno spezzato quel sogno.
La sciatrice statunitense è stata trasportata all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove è rimasta sotto osservazione in terapia intensiva. Le sue condizioni sono state definite stabili e non è mai stata in pericolo di vita. Non si è reso necessario il supporto respiratorio, ma l’infortunio riportato è apparso subito grave.
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Le Olimpiadi di Milano Cortina di Lindsey Vonn si sono fermate dopo pochi secondi.
La caduta ha provocato una frattura alla gamba, che ha richiesto un intervento chirurgico immediato. Dopo il ricovero, Vonn è stata operata a Treviso. Lacrime e dolore hanno accompagnato le ore successive all’incidente, chiudendo nel modo più crudele una carriera che lei stessa voleva completare proprio a 41 anni, sulle piste olimpiche.
Il ritorno alle gare era iniziato un anno e mezzo fa, dopo oltre cinque anni di ritiro. Alle spalle c’erano già interventi al ginocchio e lunghi mesi di riabilitazione, ma anche la determinazione di rimettersi in gioco ai massimi livelli. La risposta non si era fatta attendere, con risultati di rilievo in Coppa del Mondo e una vittoria in discesa a St. Moritz prima di Natale.
L’avvicinamento ai Giochi, però, era stato segnato da nuovi segnali d’allarme. Nell’ultima prova prima di Milano-Cortina, una caduta a Crans Montana aveva riacceso i timori su un ginocchio già fragile. Vonn aveva parlato di un possibile problema al crociato, ma aveva scelto comunque di andare avanti, mostrando sui social allenamenti durissimi per rassicurare tifosi e squadra.
Il suo palmarès resta tra i più ricchi nella storia dello sci alpino: quattro sfere di cristallo, otto Coppe del Mondo di discesa, cinque di superG, tre di combinata, oltre a titoli mondiali e un oro olimpico. Numeri che raccontano una carriera fuori dal comune, costruita anche attraversando infortuni ripetuti e rientri complicati.
La gravità dell’incidente ha riacceso il dibattito sui rischi corsi nell’ultimo periodo. Secondo Tina Maze, ex campionessa slovena e due volte oro olimpico, la scelta di forzare i tempi avrebbe aumentato l’esposizione a un epilogo simile. Il Team Usa, intanto, ha confermato che le condizioni dell’atleta restano sotto controllo.
Attorno a Vonn si è stretto il mondo dello sport. La sorella Karin Kildow ha parlato di momenti spaventosi, mentre messaggi di sostegno sono arrivati da compagne di squadra e campioni di altre discipline. Mikaela Shiffrin ha condiviso parole cariche di emozione, così come Rafael Nadal, che l’ha definita un esempio di perseveranza.
Poche ore prima del via, Vonn aveva detto che quella sarebbe stata la sua ultima discesa olimpica e che avrebbe dato tutto, a prescindere dal risultato. In pista, invece, sono bastati tredici secondi per cambiare tutto: l’elicottero, il silenzio sugli spalti, le mani sul volto dei tifosi. Il cerchio si è chiuso senza sorriso, proprio nel luogo che più l’aveva resa felice.
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