Iran, Netanyahu a Washington per colloqui con Trump sui negoziati nucleari
Benjamin Netanyahu sarà a Washington per un incontro con Donald Trump mentre proseguono le manovre diplomatiche sul dossier iraniano. Sullo sfondo, timori israeliani, aperture di Teheran e movimenti militari nella regione.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu incontrerà mercoledì a Washington il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Al centro del faccia a faccia ci saranno i negoziati in corso con l’Iran e le condizioni che Israele ritiene indispensabili per qualsiasi intesa.
Da Tel Aviv viene ribadita una linea netta: ogni accordo dovrà prevedere limiti stringenti ai missili balistici iraniani e la fine del sostegno di Teheran alle sue alleanze regionali. L’incontro è stato anticipato su richiesta dello stesso Netanyahu, che ha chiesto di vedere Trump con una settimana di anticipo rispetto ai piani iniziali.
Leggi anche Netanyahu vola a Washington: incontro con Trump il 7 luglio su Hamas, Gaza e Iran
Secondo fonti israeliane, a preoccupare il governo è il rischio che Washington possa rivedere gli impegni presi con Israele in vista dei colloqui con Teheran. Un’ipotesi che alimenta tensioni interne mentre la diplomazia americana cerca margini di manovra.
Trump, da parte sua, ha dichiarato che l’Iran vuole un accordo e ha annunciato nuovi contatti già dalla prossima settimana. Il presidente ha detto che non c’è fretta ma ha ribadito un punto fermo: Teheran non potrà dotarsi di armi nucleari.
Dal fronte iraniano arrivano segnali di disponibilità. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha affermato che il Paese è pronto a un’intesa che rassicuri la comunità internazionale sul programma nucleare. Ha però chiarito che l’arricchimento dell’uranio resta un diritto e non verrà abbandonato.
Araghchi ha spiegato che non esiste ancora una data per un secondo round di negoziati con gli Stati Uniti, ma che entrambe le parti concordano sulla necessità di incontrarsi presto. Ha anche sottolineato che le capacità nucleari iraniane non potrebbero essere eliminate nemmeno con attacchi militari.
Nel frattempo il capo della diplomazia di Teheran ha incontrato a Doha il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar. Il colloquio ha riguardato gli sforzi per ridurre le tensioni regionali e il sostegno di Doha ai negoziati indiretti tra Washington e Teheran avviati in Oman.
Sul piano militare, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff ha visitato la portaerei Uss Abraham Lincoln insieme al comandante del Centcom. Durante la visita ha incontrato i marines del gruppo d’attacco e ha assistito a operazioni di volo, incluso il racconto dell’abbattimento di un drone iraniano avvicinatosi alla nave.
Witkoff ha ringraziato il personale per il servizio svolto, parlando di pace attraverso la forza e della necessità di mantenere alta la deterrenza americana nella regione.
In Europa, intanto, la Gran Bretagna ha rafforzato il dispositivo militare nel Mediterraneo orientale. Sei caccia F-35 sono stati schierati nella base di Akrotiri, a Cipro, con compiti difensivi, affiancando i Typhoon già impegnati in missioni su Iraq e Siria contro le residue cellule dello Stato islamico.
La mossa arriva mentre crescono i timori che un eventuale attacco statunitense contro l’Iran possa allargare il conflitto e destabilizzare ulteriormente l’intera area mediorientale.