Milano Cortina, controlli antidoping rigorosi tra test a sorpresa e campioni conservati per anni

I controlli antidoping per Milano Cortina prevedono test a sorpresa, analisi su sangue e urine e conservazione dei campioni per anni. Il sistema è tra i più rigidi al mondo e rende difficile aggirare le verifiche.

milano cortina

I Giochi olimpici di Milano Cortina saranno accompagnati da un sistema antidoping definito tra i più severi in ambito sportivo. I controlli coinvolgono gli atleti prima, durante e dopo le gare, con verifiche che possono scattare in qualsiasi momento, anche fuori dalle competizioni ufficiali.

Secondo Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano, il meccanismo oggi è molto più stringente rispetto al passato. I test non riguardano solo il momento della gara: gli atleti di alto livello devono garantire la reperibilità continua e possono essere sottoposti a controlli a sorpresa anche a casa o in ritiro.

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Le analisi di laboratorio sono basate su tecnologie avanzate, in grado di individuare anche micro-dosi di sostanze proibite. Un ruolo centrale è svolto dal passaporto biologico, che monitora nel tempo i parametri fisiologici dell’atleta e segnala variazioni anomale, anche in assenza di una sostanza identificata.

Alle Olimpiadi il livello di attenzione cresce ulteriormente. Sono previsti controlli nel villaggio olimpico e nei giorni che precedono le gare, con prelievi sia di urine sia di sangue. Le tecniche utilizzate permettono di individuare steroidi, Epo, ormone della crescita, stimolanti e diuretici.

Un elemento chiave è la conservazione dei campioni. I prelievi possono essere archiviati per otto o dieci anni e rianalizzati in futuro con strumenti più evoluti. Questo significa che un atleta può essere sanzionato anche a distanza di tempo, con la revoca retroattiva di medaglie e risultati.

Dopo una gara, o anche fuori competizione, l’atleta selezionato viene immediatamente informato da un ufficiale antidoping e seguito senza interruzioni. Da quel momento non può restare solo: un accompagnatore lo affianca negli spostamenti, negli spogliatoi e nelle strutture ufficiali.

Il controllo avviene in una sala dedicata, dove l’atleta sceglie un kit sigillato e verifica che sia integro. Il prelievo delle urine avviene sotto osservazione diretta, con procedure differenziate per uomini e donne, per evitare qualsiasi tentativo di manomissione. Il prelievo di sangue è frequente e serve anche per il monitoraggio a lungo termine.

Ogni campione viene diviso in parte A e parte B. Il primo è analizzato subito, il secondo resta conservato per eventuali controanalisi. In caso di positività, l’atleta può chiedere l’apertura del campione B. Prima del test è obbligatoria la dichiarazione di farmaci e integratori assunti, perché molte irregolarità derivano da sostanze non segnalate o contaminazioni.

Tutte le fasi sono tracciate con codici anonimi e firme, così che il laboratorio non conosca l’identità dell’atleta. Per Pregliasco, alle Olimpiadi il rischio di brogli classici come lo scambio di urine è minimo. La vera criticità resta l’uso di sostanze difficili da rilevare nel momento giusto.

Negli sport invernali, le discipline più esposte sono lo sci di fondo e il biathlon, dove resistenza, recupero e gestione dello stress giocano un ruolo decisivo. Le procedure seguono i protocolli internazionali Wada e prevedono verifiche e controanalisi prima di qualsiasi decisione ufficiale in caso di positività.