Luigi Mangione parla in tribunale e invoca il doppio giudizio tra stato e federali
Luigi Mangione ha parlato per la prima volta in aula dopo l’udienza, sostenendo che il procedimento a suo carico violi il principio del doppio giudizio, perché coinvolge sia la giustizia statale sia quella federale.
Luigi Mangione ha preso la parola per la prima volta al termine di un’udienza in tribunale, commentando a voce alta la propria situazione giudiziaria. Uscendo dall’aula, mentre veniva accompagnato dagli agenti, ha affermato che il suo caso rappresenta un evidente esempio di doppio giudizio, visto che deve rispondere delle accuse davanti a due diverse autorità.
L’intervento è arrivato dopo una mattinata dedicata al confronto tra la difesa e i pubblici ministeri federali. Al centro del dibattito, la competenza prioritaria del procedimento: stabilire se debba essere lo Stato o il governo federale a processarlo per primo.
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Secondo Mangione, la situazione sarebbe di immediata lettura. “Uno più uno fa due, il buon senso dice che è doppio giudizio”, ha detto lasciando l’aula. La sua interpretazione, però, non coincide con la definizione giuridica del principio, che vieta di essere processati due volte per lo stesso reato dopo una sentenza definitiva.
Nel suo caso, le imputazioni sono distinte. In sede statale deve rispondere di un’accusa di omicidio, mentre a livello federale è sotto processo per stalking. Un giudice ha già escluso la possibilità della pena di morte nel procedimento federale, anche in caso di condanna.
Il calendario dei processi è già fissato. Il dibattimento federale dovrebbe aprirsi ad aprile, mentre quello statale è previsto per l’8 giugno. Le due cause seguiranno quindi percorsi separati, almeno per il momento.