Licenziata dopo l'aborto, il doppio trauma di una lavoratrice a Roma
Licenziata pochi giorni dopo un aborto spontaneo, Daniela racconta il doppio colpo subito: la perdita del figlio e del lavoro. Una vicenda che mostra come la maternità resti un punto debole nel lavoro, soprattutto nelle aziende piccole.
Daniela ha 37 anni. Nel 2022 ottiene un contratto a tempo indeterminato in un boutique hotel di Roma e, quasi insieme, scopre di essere incinta. Un traguardo personale e professionale che dura poco. Le complicazioni della gravidanza la costringono alla maternità anticipata, ma sul lavoro continuano a chiederle di rientrare, nonostante il riposo imposto dai medici.
La gravidanza si interrompe spontaneamente. Il dolore arriva all’improvviso e segna una frattura netta. Dieci giorni dopo il rientro in hotel, arriva anche il licenziamento. «Mi hanno consegnato una busta, dicendo che erano dispiaciuti», racconta a Fanpage. Il posto viene chiuso con una motivazione formale legata alle difficoltà economiche, ma il tempismo pesa più di ogni spiegazione.
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La struttura conta meno di 15 dipendenti. Questo dettaglio diventa decisivo. In casi simili, la legge rende più complicato contestare il licenziamento e ottenere una tutela reale. Daniela si ritrova senza lavoro, senza certezze e con addosso un doppio lutto da elaborare in solitudine.
Oggi è madre di una bambina di tre anni, ma l’esperienza vissuta continua a condizionarla. Per mesi rifiuta nuove proposte, bloccata dalla paura di rivivere lo stesso schema. Quando torna ai colloqui, l’impatto è duro: l’età e la maternità diventano elementi di giudizio esplicito.
«Mi è stato detto che avere 37 anni e una figlia non era compatibile con quello che cercavano», spiega. Domande e osservazioni che non vengono rivolte al marito, che lavora senza che nessuno metta in discussione il suo ruolo di padre. Una disparità che Daniela nota ogni giorno, mentre si prepara a iniziare un nuovo impiego, questa volta precario.
La stabilità promessa dal contratto a tempo indeterminato, per lei, si è rivelata fragile. La sensazione di poter perdere tutto da un momento all’altro resta. «La paura di essere licenziata non passa», dice. Un timore che accompagna molte lavoratrici, soprattutto quando la maternità entra in gioco.