Medico droga la moglie per spiarle il telefono: 4 anni e mezzo di carcere a Lecce
Un medico salentino è stato condannato a 4 anni e mezzo per maltrattamenti e lesioni: avrebbe sedato la moglie con psicofarmaci per controllarle il telefono, dopo anni di violenze e minacce iniziate con la scoperta di un tradimento.
Per accedere di nascosto al cellulare della moglie le avrebbe somministrato dosi elevate di psicofarmaci, approfittando delle proprie competenze professionali. Un medico di 43 anni è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali.
I fatti sono avvenuti a Lecce e si inseriscono in una lunga serie di abusi che, secondo l’accusa, si sono protratti per diversi anni. La vicenda avrebbe avuto inizio nel 2013, quando la donna scoprì una relazione extraconiugale del marito.
Da quel momento il clima in casa sarebbe cambiato radicalmente. La vittima ha denunciato insulti continui, umiliazioni e aggressioni fisiche. Tra le frasi riferite agli atti, anche offese legate al suo ruolo familiare e alla sua autonomia personale.
L’episodio più grave risale al 2020. In quell’occasione il medico avrebbe sedato la moglie per poterle controllare il telefono senza opposizioni. L’assunzione di psicofarmaci in quantità eccessive provocò un grave malessere, tanto da rendere necessario il ricovero ospedaliero.
Nella documentazione sanitaria venne indicata un’amnesia compatibile con la somministrazione di benzodiazepine, avvenuta verosimilmente per via endovenosa e ad opera di una persona conosciuta dalla paziente.
Neppure dopo il ricovero la situazione sarebbe migliorata. Una volta rientrata a casa, la donna avrebbe subito nuove minacce e percosse, in un contesto di costante pressione psicologica.
Anche dopo la separazione, l’uomo avrebbe continuato a esercitare un controllo sulla sua vita, cercando informazioni tramite colleghi di lavoro e coinvolgendo i figli. Secondo l’accusa, questo comportamento ha generato nella vittima un persistente stato di paura per la propria sicurezza e per quella dei familiari.
Il tribunale ha disposto un risarcimento immediato a favore della donna, con una provvisionale di 10mila euro, riconoscendo il grave pregiudizio subito e l’impatto delle condotte sulla sua vita quotidiana.