Triplice omicidio cacciatori di Montagnareale, dubbi sulla versione dell'indagato: sequestrati stivali e fucili

Le indagini sul triplice omicidio di Montagnareale entrano nel vivo: accertamenti scientifici, sequestri e nuove verifiche mettono in discussione il racconto dell’unico indagato, mentre gli inquirenti cercano di chiarire cosa sia accaduto quella mattina.

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La morte dei tre cacciatori trovati senza vita nelle campagne di Montagnareale, nel Messinese, resta un caso complesso. I carabinieri stanno approfondendo ogni dettaglio, concentrandosi anche sugli esiti dello stub eseguito sull’unico indagato, un uomo di 55 anni identificato con le iniziali A.S.

Gli investigatori hanno sequestrato gli stivali che l’uomo indossava la mattina dei fatti. L’obiettivo è confrontarli con le impronte rinvenute nella zona in cui sono stati scoperti i corpi, in contrada Caristia, lungo una strada sterrata frequentata dai cacciatori locali.

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A.S. vive di lavori agricoli saltuari ed era legato da amicizia alla vittima più anziana, Antonio Gatani, 82 anni. Subito dopo il ritrovamento dei cadaveri era stato ascoltato come testimone. In quella sede aveva raccontato di aver raggiunto l’area di caccia con l’anziano usando due auto diverse, per poi allontanarsi lasciandolo solo, con il cane ancora nel veicolo di Gatani.

Un racconto che non ha convinto chi indaga. Per questo l’uomo è stato sottoposto immediatamente agli accertamenti tecnici e successivamente iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio volontario. Le analisi sullo stub sono ora in corso.

I difensori contestano le modalità dell’audizione iniziale. Secondo i legali, il loro assistito avrebbe dovuto essere sentito fin da subito come indagato, con la presenza degli avvocati, e non come semplice testimone. Su questo punto è annunciata una battaglia legale.

Nel frattempo i carabinieri hanno posto sotto sequestro anche i fucili e gli indumenti trovati nell’abitazione di A.S., oltre ad alcune armi appartenenti ad altri cacciatori della zona, per escludere o confermare eventuali collegamenti.

Gli esami balistici sono affidati ai militari del Ris. I tre fucili rinvenuti accanto ai cadaveri erano disposti in linea, a circa trenta metri l’uno dall’altro. Un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire la sequenza degli spari.

Dalle autopsie è emerso che Antonio Gatani sarebbe stato colpito per primo, intorno alle 8 del mattino del 28 gennaio, con un colpo al torace. Subito dopo sarebbe stato ucciso Giuseppe Pino, anche lui raggiunto al petto, mentre il fratello minore Devis sarebbe stato inizialmente ferito a un fianco e poi colpito a distanza ravvicinata, forse con un’arma diversa.

Questa ricostruzione rafforza l’ipotesi della presenza di una quarta persona sulla scena. Gli investigatori valutano più scenari: da un colpo partito accidentalmente fino a una lite degenerata in sparatoria, con una successione di reazioni culminate nel triplice omicidio.

Le salme delle tre vittime sono state restituite alle famiglie. I funerali di Antonio Gatani si terranno venerdì 6 febbraio a Patti. Nello stesso giorno, alle 15, a San Pier Niceto, si svolgeranno quelli di Giuseppe e Devis Pino, secondo il rito dei Testimoni di Geova.