Minerali critici, vertice a Washington: 50 Paesi contro il dominio cinese sulle terre rare
Cinquanta Paesi si sono incontrati negli Stati Uniti per discutere una strategia comune sui minerali critici, mentre Washington accelera per ridurre la dipendenza dalla Cina e rafforzare le proprie catene industriali.
Cinquanta governi si sono riuniti a Washington per affrontare un nodo centrale dell’economia globale: il controllo dei minerali critici. L’incontro, a livello ministeriale, è il primo promosso dall’amministrazione Trump su questo tema e punta a costruire un fronte commerciale coordinato per ridurre il peso della Cina sul mercato.
Alla riunione ha partecipato anche l’Italia con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’obiettivo dichiarato è creare un’area di cooperazione capace di usare strumenti commerciali, compresi i dazi, per impedire pratiche di dumping e limitare la capacità di Pechino di influenzare prezzi e forniture.
Leggi anche Zelensky e Trump si incontrano per accordo storico sulle terre rare per sostenere l'Ucraina
Secondo Washington, il problema non è solo economico ma strategico. I minerali critici sono alla base di produzioni fondamentali, dai motori aeronautici agli smartphone, e la concentrazione dell’offerta in un solo Paese espone intere industrie a rischi improvvisi.
Il vicepresidente JD Vance ha parlato di una dipendenza ormai evidente. Negli ultimi anni, ha ricordato, molte economie hanno sperimentato quanto l’accesso a questi materiali condizioni crescita e produzione. L’alternativa, per gli Stati Uniti e i loro alleati, è rafforzare l’autosufficienza e ridurre i vincoli esterni.
Sulla stessa linea il segretario di Stato Marco Rubio, che ha indicato la creazione di un mercato più aperto e stabile come una priorità della politica estera americana. L’idea è diversificare le fonti, rendere più sicure le catene di approvvigionamento e impedire che le materie prime diventino uno strumento di pressione geopolitica.
Donald Trump ha annunciato il Progetto Vault, un piano per istituire una riserva strategica di elementi rari. L’operazione prevede un prestito da 10 miliardi di dollari della U.S. Export-Import Bank e circa 1,67 miliardi di capitale privato, con l’obiettivo di stabilizzare il mercato e ridurre l’influenza cinese sui prezzi.
La mossa arriva dopo le restrizioni introdotte da Pechino sulle esportazioni di terre rare, adottate in risposta alla guerra dei dazi. La Cina controlla circa il 70% dell’estrazione mondiale e il 90% della lavorazione, un vantaggio che negli anni le ha consentito di schiacciare i concorrenti con prezzi molto bassi.
Dopo un incontro tra Trump e Xi Jinping lo scorso ottobre, le due potenze avevano concordato una tregua annuale con una riduzione parziale di dazi e vincoli. Nonostante questo, le limitazioni cinesi restano più rigide rispetto al passato e Washington non intende tornare a una situazione di forte dipendenza.
Accanto alle scorte strategiche e alla cooperazione commerciale, gli Stati Uniti stanno valutando anche interventi diretti. Il Pentagono, nell’ultimo anno, ha stanziato quasi 5 miliardi di dollari per assicurarsi l’accesso ai materiali necessari, dopo che il confronto commerciale ha messo in luce la fragilità della filiera americana.