Meryl Streep racconta il ritorno di Miranda Priestly e le difficoltà sul set de Il diavolo veste Prada

A quasi vent’anni dal debutto del film, Meryl Streep torna a parlare di Miranda Priestly e del sequel in arrivo. Dietro l’eleganza glaciale del personaggio, racconta, c’è stato uno sforzo fisico tutt’altro che leggero.

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Il conto alla rovescia è iniziato. Il sequel de Il diavolo veste Prada è pronto a sbarcare al cinema il primo maggio, riportando sullo schermo uno dei personaggi più iconici degli ultimi decenni: Miranda Priestly, la direttrice di Runway che ha segnato l’immaginario collettivo.

A raccontare cosa ha significato tornare in quei panni è stata Meryl Streep, che in un’intervista ha ammesso quanto l’esperienza sia stata più complessa di quanto si potesse immaginare. Riprendere il ruolo, dopo quasi vent’anni, è stato come riaprire un vecchio armadio e chiedersi se certi abiti possano ancora funzionare.

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Miranda è rimasta fedele a se stessa, con lo stesso rigore e lo stesso stile inconfondibile, ma il tempo non passa invano. Anche per un personaggio costruito sull’idea di perfezione assoluta, qualche compromesso è inevitabile.

La parte più faticosa, però, è stata quella fisica. Le riprese si sono protratte per circa sedici settimane e, per gran parte del tempo, l’attrice ha dovuto muoversi su tacchi altissimi, elemento imprescindibile del look di Miranda.

Streep ha raccontato con ironia di essere arrivata al limite, scherzando sull’idea di aver rischiato un disturbo da stress post-traumatico a forza di stare in equilibrio per ore. Una battuta che restituisce il lato meno patinato di un ruolo simbolo del glamour cinematografico.

Dietro l’immagine glaciale e impeccabile della direttrice di Runway, emerge così il lavoro concreto e la fatica quotidiana che hanno accompagnato il ritorno di uno dei personaggi più amati e temuti del grande schermo.