Chiara Muti racconta il padre Riccardo: libertà, rigore e teatro
Chiara Muti racconta l’infanzia dietro le quinte, l’incontro decisivo con Strehler e il rapporto con Riccardo Muti. Tra teatro, regia d’opera e una vita familiare scelta lontano dall’Italia.
Chiara Muti aveva otto anni quando seguì da vicino le prove de Le nozze di Figaro alla Scala. In platea e sul palcoscenico c’erano Mozart, l’orchestra e la regia di Strehler, con Riccardo Muti sul podio. Quel giorno segnò una svolta: dalla musica al teatro, fino alla decisione di formarsi al Piccolo.
Di Giorgio Strehler conserva un ricordo vivido. Lo definisce un regista capace di lavorare sugli attori come un direttore con l’orchestra, entrando nei personaggi, nei silenzi, nei rapporti invisibili. Un metodo diretto, fisico, lontano da ogni formalismo.
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Il legame con il padre si è tradotto anche nel lavoro. È stato lui a chiamarla per la regia di Sancta Susanna, intuendo un passaggio naturale verso l’opera. Da lì sono arrivati altri titoli, da Così fan tutte a Don Giovanni, fino a Manon Lescaut e al ritorno su Macbeth.
Nel racconto a La Spampa emerge un padre esigente ma mai invadente. Chiara Muti dice di non aver subito pressioni: libertà di scelta per lei e per i fratelli, che hanno seguito strade diverse. Del direttore d’orchestra sottolinea la preparazione maniacale e l’abitudine a ricominciare ogni lavoro come fosse la prima volta.
La vita quotidiana oggi si svolge in Francia, in campagna, ai piedi dei Pirenei. Una casa condivisa con il marito pianista e la figlia adolescente, tra studio, letture e ascolti. In quel contesto nasce anche una riflessione sull’uso del smartphone, visto come una distrazione da contrastare con libri e tempo lento.