Ylenia Musella, la dedica al fratello che l'ha uccisa: Anche se litighiamo cento volte al giorno non ti cambierei mai
Una lite in casa, una coltellata alle spalle e una dedica sui social che oggi pesa come un macigno. La storia di Ylenia Musella emerge tra affetto familiare, violenza improvvisa e un’indagine giudiziaria ancora aperta.
La musica era alta, Giuseppe Musella voleva dormire. Secondo il suo racconto agli inquirenti, la discussione è nata per quel rumore. Poi il gesto improvviso: un coltello preso in cucina e lanciato contro la sorella, colpita alla schiena mentre gli dava le spalle. Ylenia Musella è morta così, a 24 anni. Il fratello, 25, ha detto al pm di non aver voluto ucciderla e di considerare la propria vita finita insieme alla sua.
I due erano cresciuti insieme nel rione Conocal, a Ponticelli, nella periferia est di Napoli. Un’infanzia segnata dall’assenza dei genitori, spesso detenuti, che li aveva resi molto legati. Un rapporto che sui social appariva solido, quasi simbiotico, come raccontavano le parole pubblicate negli anni da Ylenia.
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La ragazza era attiva online e spesso dedicava messaggi affettuosi al fratello. Per il suo diciottesimo compleanno aveva scritto di essere orgogliosa di lui, definendolo “il mio posto nel mondo”. In un altro post ricordava come Giuseppe fosse riuscito a farle da padre e da madre, aggiungendo una frase che oggi colpisce più di tutte: “Anche se litighiamo cento volte al giorno non ti cambierei mai”.
Le discussioni tra i due non mancavano, come accade in molte famiglie. Secondo quanto emerso dalle indagini, però, nel tempo quei contrasti sarebbero degenerati, fino a episodi di violenza che hanno preceduto il delitto. Elementi ora al vaglio degli investigatori per ricostruire il contesto in cui è maturata l’aggressione.
Alla vicenda familiare si intreccia anche un procedimento giudiziario che riguardava Ylenia. La giovane era stata arrestata lo scorso novembre e avrebbe dovuto comparire a metà febbraio davanti al tribunale dell’Aquila per un processo per direttissima. Con lei era stato fermato anche un ragazzo di 17 anni, entrambi accusati di sostituzione di persona, violazione di domicilio e truffa.
Secondo l’accusa, i fatti risalgono al 30 ottobre, quando una donna di 90 anni sarebbe stata raggirata con una telefonata. Un uomo, fingendosi vigile urbano, le avrebbe detto che l’auto della nipote era coinvolta in una rapina. Durante la chiamata, la vittima avrebbe sentito il pianto di una giovane, inducendola a credere che fosse la nipote in difficoltà. Un espediente studiato per spaventarla e convincerla a consegnare denaro.