Bianca Balti racconta il cancro: Non è una linea retta, ma dubbi, paura e forza

Bianca Balti racconta il suo anno più difficile: dalla mutazione genetica alla malattia, fino al periodo dopo le cure. Un racconto diretto, senza semplificazioni, su cosa significhi davvero convivere con il cancro.

bianca balti

Nel giorno dedicato alla lotta contro il cancro, Bianca Balti sceglie di parlare senza filtri. Niente frasi rassicuranti o percorsi da manuale, ma una testimonianza personale che parte da lontano e attraversa scelte dolorose, incomprensioni e momenti di smarrimento.

Tutto inizia con la scoperta della mutazione genetica BRCA1. Una diagnosi che la porta a decidere per una mastectomia preventiva, una scelta spesso messa in discussione da chi le stava intorno perché, all’apparenza, stava bene. Balti racconta di essersi sentita giudicata per aver agito prima che la malattia si manifestasse.

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Con il tempo arrivano segnali che non tornano. Sensazioni, dolori, il sospetto che qualcosa non vada. Anche allora, spiega, c’è chi minimizza e liquida le sue paure come eccessive. Poco dopo arriva la diagnosi di tumore ovarico al terzo stadio, che ribalta ogni certezza.

Nel racconto non manca il peso delle domande sbagliate e della compassione fuori posto. Domande che cercano colpe, sguardi che non colgono ciò che lei sente davvero: una forza diversa, meno visibile, e il bisogno di continuare a vivere con normalità nonostante tutto.

Il momento più complesso, però, arriva dopo. Finita la chemioterapia, con i capelli che ricrescono e l’attenzione degli altri che si attenua, inizia una fase silenziosa. È lì che Balti dice di aver fatto più fatica, quando tutti davano per scontato che fosse tutto risolto.

Nel suo messaggio è chiara: il cancro non segue una traiettoria ordinata. È fatto di pause, ripensamenti, paura e resistenza. Per questo chiede meno giudizi e meno soluzioni imposte, e più ascolto verso chi attraversa la malattia ogni giorno.