La Cassazione ribalta la gelosia dopo un tradimento: nei processi per stalking non è attenuante ma aggravante

La Cassazione chiarisce che la gelosia legata a un tradimento non riduce la responsabilità nei casi di stalking e violenza. Può anzi aggravare la posizione dell’imputato se rivela controllo e possesso.

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La gelosia nata da un tradimento non può essere usata per alleggerire accuse di stalking o lesioni aggravate. Secondo la Corte di Cassazione si tratta spesso di un sentimento morboso, legato a logiche di possesso e supremazia, incompatibili con qualsiasi giustificazione.

Con questa impostazione i giudici hanno respinto il ricorso di un uomo contro la condanna per le condotte persecutorie messe in atto dopo la fine della convivenza. La ex compagna, una donna milanese, aveva interrotto la relazione e iniziato una nuova storia.

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Nell’aprile 2025 la Corte d’appello di Milano aveva inflitto all’imputato una pena di 9 mesi e 10 giorni di reclusione, poi trasformata in una sanzione pecuniaria da 5.600 euro. Le indagini avevano ricostruito una serie di aggressioni e pressioni continue rivolte alla donna e al nuovo partner.

I due avevano vissuto a lungo in uno stato costante di ansia e paura. Nel ricorso l’uomo, che nel frattempo aveva intrapreso un percorso terapeutico, aveva contestato la decisione sollevando quattro censure sulla valutazione dei fatti e sulla pena.

La Cassazione ha respinto le doglianze principali, escludendo anche l’attenuante dello stato d’ira. Il tradimento, spiegano i giudici, non è un fatto ingiusto che legittima reazioni violente, ma un movente che può rendere i comportamenti ancora più gravi. Accolte invece le obiezioni sul calcolo della pena, con rinvio degli atti a un’altra sezione della Corte d’appello di Milano per una nuova quantificazione.