Enzo Iacchetti e il padre: il sogno dello spettacolo, il silenzio e i sensi di colpa

Il comico racconta il rapporto difficile con il padre, i rimpianti mai spenti, la carriera costruita senza scorciatoie e una nuova felicità arrivata in famiglia con la nascita della nipote.

enzo iacchetti

Enzo Iacchetti si definisce un figlio dei fiori atipico. Capelli lunghi, barba, chitarra sempre con sé, ma nessuna droga, nemmeno una sigaretta. A 73 anni continua a lavorare senza sosta: teatro in tournée fino al 2029, la conduzione settimanale di Striscia la Notizia con Ezio Greggio e un’autobiografia appena uscita, “25 minuti di felicità”.

Da gennaio, però, la sua vita ha cambiato ritmo. È diventato nonno. La nipotina Penelope lo ha spiazzato fin dal primo istante. Quando l’ha presa in braccio, racconta, ha provato una sensazione nuova, quasi incredula. Ora deve abituarsi a sentirsi chiamare nonno, una parola che lo fa sorridere e lo mette di fronte al tempo che passa.

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Alle origini della sua storia c’è una frattura familiare mai davvero rimarginata. Da ragazzo sognava la musica e il palcoscenico, ma in casa trovava un muro. Il padre non approvava quella strada, gli nascondeva i dischi e gli impedì di studiare al conservatorio. Per lui il futuro aveva una sola direzione: un lavoro stabile, magari in banca, e una famiglia da mantenere.

All’inizio Iacchetti cercò di ribattere, poi scelse il silenzio. Smise di parlargli. Quel silenzio si trasformò in un peso enorme quando il padre morì all’improvviso. Non c’era stato un saluto, né un chiarimento. I sensi di colpa arrivarono tutti insieme, travolgenti.

Per reagire si buttò nel lavoro. Anni di gavetta, iniziata a 16 anni e conclusa solo a 39. Un percorso lungo e faticoso, che però gli ha restituito molto più di quanto avesse immaginato. A fare pace con il passato è stata anche la scrittura del libro, dove ha immaginato un dialogo con il padre, spiegandogli di essere arrivato lontano senza scorciatoie.

Col tempo è arrivata anche la comprensione. Iacchetti oggi guarda alla vita del padre con rispetto: un ciabattino, uomo di strada, innamorato di una figlia di pastori, con tre figli da sfamare. Mondi diversi che non sono riusciti a incontrarsi quando sarebbe servito.

Il teatro, dice, lo ha salvato da bambino. Era taciturno, chiuso, poi a nove anni mise piede su un palcoscenico e qualcosa si sbloccò. Gli applausi, gli sguardi del pubblico, il contatto diretto con le persone diventarono una necessità.

Il successo televisivo arrivò più tardi e con numeri enormi. Nei primi anni di Striscia la Notizia si viaggiava tra i 12 e i 16 milioni di spettatori. Ma la popolarità, ammette, può essere una trappola. La malinconia accompagna spesso i comici e la notorietà rischia di dare alla testa.

Oggi la difficoltà maggiore non è il lavoro, ma il rapporto con chi mente o cerca lo scontro. Iacchetti racconta di aver pagato caro alcune prese di posizione pubbliche, come durante un’ospitata televisiva in cui ha contestato dichiarazioni ritenute false sulla guerra a Gaza. La reazione sui social è stata violenta, al punto da generare campagne contro di lui.

Nonostante tutto, si dice sereno. E confessa un dettaglio che stona con l’immagine del mattatore televisivo: non è capace di fare scherzi. Appena si accorge che qualcuno soffre, svela subito la verità. È più forte di lui.