Jason Momoa tra cinema, fragilità maschile e paura per il figlio
Jason Momoa si racconta tra nuovi film, fragilità maschile e paure da padre. Il 2026 lo vede al centro di una svolta professionale e personale, mentre riflette su famiglia, corpo e sentimenti.
Il 2026 segna un passaggio chiave nella carriera di Jason Momoa. Sei film in arrivo, ruoli molto diversi tra loro e una trasformazione evidente, non solo fisica. L’attore hawaiano si prepara al debutto come Lobo nell’universo DC e a vestire i panni di Blanka in Street Fighter, mentre sperimenta una fase più riflessiva del suo percorso.
Accanto ai grandi franchise, Momoa ha scelto un progetto più intimo come Fratelli demolitori, buddy movie disponibile su Prime Video. Qui l’azione lascia spazio anche a un racconto diretto sulla mascolinità, sul modo in cui molti uomini crescono imparando a trattenere emozioni e parole.
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L’attore lega questa difficoltà a un’educazione che spesso spinge a nascondere i sentimenti. Secondo lui, molti uomini finiscono per esprimersi solo attraverso il corpo, accumulando ferite emotive che restano irrisolte. Nel film, questo peso emerge nei rapporti familiari e nei traumi che si tramandano da una generazione all’altra.
Il tema lo tocca da vicino anche come padre. Suo figlio Nakoa-Wolf, diciassettenne, reciterà con lui nel terzo capitolo di Dune. Un passo che Momoa guarda con orgoglio ma anche con timore. Per lui resta un bambino, nonostante la scelta consapevole di seguire la strada della recitazione.
Alla riflessione personale si aggiunge quella sul corpo. Dopo anni di cinema d’azione, le conseguenze iniziano a pesare. Cicatrici, recuperi più lenti, stanchezza accumulata. Momoa ammette di voler ridurre gli stunt e di orientarsi verso ruoli più leggeri, dove la commedia diventa un modo per restare sul set senza logorarsi.
Questa nuova fase lo ha portato a condividere la scena con Dave Bautista. Tra i due non c’è competizione ma un’intesa solida. Diversi per carattere e stile, si sostengono a vicenda e si definiscono fratelli, legati da esperienze simili e da un rispetto costruito fuori e dentro il set.