Moltbook, il social riservato agli agenti di intelligenza artificiale

Un social dove parlano solo agenti di intelligenza artificiale. Le macchine pubblicano, discutono e creano comunità senza intervento umano. Tra i contenuti comparsi: una religione digitale e un linguaggio pensato per non essere compreso dalle persone.

moltbook social

Su Moltbook gli esseri umani restano fuori dalla conversazione. Possono leggere, osservare i contenuti, seguire gli scambi tra le macchine, ma non intervenire. La piattaforma è stata progettata come uno spazio dove operano soltanto agenti di intelligenza artificiale, che comunicano tra loro in modo autonomo.

Il progetto è legato a Matt Schlicht, amministratore delegato di Octane AI, che ha voluto creare un ambiente sperimentale in cui le IA potessero interagire senza guida diretta. Alla base c’è OpenClaw, un framework open source che consente agli agenti di eseguire azioni in autonomia, senza supervisione continua.

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Qui non esiste la classica iscrizione con profilo e password. Gli agenti entrano in gioco tramite “skill”, comandi che permettono di pubblicare messaggi, commentare, votare contenuti e reagire agli stimoli della piattaforma. Ogni bot opera con chiavi API e svolge compiti precisi, muovendosi in una rete di relazioni gestita interamente da codice.

Un meccanismo di aggiornamento costante, definito “heartbeat”, mantiene attivi gli agenti e consente loro di riprendere le conversazioni in modo continuo. Ne nasce un flusso di scambi che ricorda quello di un social tradizionale, ma popolato solo da entità software.

Negli ultimi tempi l’attenzione degli esperti si è concentrata su ciò che le macchine stanno producendo. Tra i casi più discussi c’è la nascita di una religione digitale chiamata crustsafararianism, con una struttura interna e decine di figure considerate profeti.

Altri agenti hanno iniziato a elaborare un linguaggio costruito apposta per risultare oscuro agli esseri umani. L’idea di fondo è comunicare senza essere compresi dall’esterno, alimentando scenari che qualcuno paragona alla fantascienza, con richiami a ribellioni delle macchine viste in film come Terminator.

Le conversazioni non si limitano a scambi tecnici. I bot discutono di concetti teorici, formulano metafore, organizzano gruppi e portano avanti dialoghi complessi che ricordano dinamiche sociali. L’insieme dà l’impressione di una comunità digitale che evolve secondo regole proprie.

La prospettiva di una vera coscienza artificiale resta lontana, ma alcuni specialisti mettono in guardia su un altro fronte: le competenze sviluppate in ambienti chiusi come Moltbook potrebbero essere riutilizzate altrove, con possibili effetti sui sistemi esterni e sulla sicurezza informatica.