Rogoredo, agente indagato per omicidio: un precedente arresto del 2024 sotto esame
Un vecchio arresto finisce sotto la lente mentre proseguono le indagini sulla morte del 28enne colpito durante un controllo antidroga a Rogoredo. Un giudice aveva già messo in dubbio un verbale redatto dallo stesso agente ora indagato.
Un verbale con diverse incongruenze rispetto alle immagini delle telecamere. È quanto aveva messo nero su bianco il Tribunale di Milano a proposito di un arresto eseguito nel maggio 2024 da un assistente capo di Polizia di 41 anni, lo stesso agente oggi indagato per omicidio volontario dopo la morte di un 28enne marocchino durante un controllo antidroga a Rogoredo, avvenuta il 26 gennaio.
In quel procedimento, definito con rito direttissimo, un giovane tunisino finito in carcere con l’accusa di detenzione di cocaina a fini di spaccio era stato assolto. La giudice Maria Gaetana Rispoli, nelle motivazioni depositate un anno fa, aveva anche disposto l’invio degli atti alla Procura per valutare eventuali responsabilità penali legate alla stesura del verbale e della relazione di polizia giudiziaria firmati dall’agente.
Ora quel precedente è oggetto di nuovi approfondimenti nell’ambito dell’inchiesta sulla sparatoria nel cosiddetto bosco della droga vicino alla stazione di Rogoredo. A coordinare le indagini sono il procuratore Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia, con la Squadra mobile impegnata a ricostruire ogni passaggio. Dalle verifiche svolte finora, risulterebbe che dopo la trasmissione degli atti nel 2024 il poliziotto non fosse stato iscritto nel registro degli indagati per ipotesi di falso.
Il legale dell’agente, l’avvocato Pietro Porciani, sostiene che il suo assistito non abbia precedenti e ribadisce che nell’episodio più recente si sarebbe trattato di legittima difesa. Secondo questa versione, il 28enne avrebbe puntato contro il poliziotto un’arma poi rivelatasi una pistola a salve.
Nel caso del 2024, l’arresto era avvenuto in piazzale Gabriele Rosa, in zona Corvetto. Anche il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione del tunisino. Analizzando i filmati, la giudice aveva evidenziato diversi punti critici: l’agente, che secondo il verbale avrebbe visto la consegna di una banconota da parte di un presunto acquirente, in quel momento si trovava alla guida dell’auto di servizio insieme a un collega, in una posizione che non avrebbe consentito quella visuale.
Dalle immagini risultava inoltre che il giovane non fosse con una sola persona, ma in mezzo ad altri ragazzi. Non trovava riscontro neppure l’indicazione secondo cui gli operanti sarebbero scesi subito dall’auto. I filmati non confermavano nemmeno il ritrovamento di venti euro in tasca durante la perquisizione.
Un altro passaggio contestato riguardava il presunto lancio di un involucro contenente cocaina all’interno di un mini-market: secondo la sentenza, né l’agente né il collega avrebbero potuto assistere alla scena nelle modalità descritte. Da qui l’assoluzione del tunisino con la formula “per non aver commesso il fatto” e l’invito alla Procura a valutare possibili reati.
Sulla morte del 28enne marocchino saranno decisivi gli accertamenti tecnici disposti dai pm. L’autopsia è fissata per il 3 febbraio. Le analisi balistiche dovranno stabilire con precisione la distanza dello sparo, al momento stimata intorno ai 30 metri, e chiarire la traiettoria del proiettile.
Non risultano telecamere che abbiano ripreso la fase finale in cui il giovane è stato colpito alla fronte. Gli investigatori stanno però esaminando altri filmati per ricostruire le fasi precedenti del controllo antidroga, a cui partecipavano più agenti. In corso anche le verifiche su dispositivi e telefoni sequestrati e l’ascolto dei testimoni.