Stati Uniti pronti a colpire chi rifornisce Cuba di petrolio: rischio paralisi energetica sull'isola
Nuova stretta degli Stati Uniti contro Cuba: Washington prepara dazi verso i Paesi che riforniscono l’isola di petrolio mentre la crisi energetica peggiora. Carburante quasi esaurito, trasporti ridotti e blackout sempre più estesi.
Gli Stati Uniti alzano il livello dello scontro con Cuba e mettono nel mirino i Paesi che continuano a fornire petrolio all’isola. Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che proclama l’emergenza nazionale e apre alla possibilità di imporre dazi sui beni provenienti dagli Stati coinvolti nelle forniture energetiche a L’Avana.
La risposta cubana è arrivata subito. Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha definito la decisione un’azione ostile contro il Paese e la popolazione, parlando di un ulteriore inasprimento della pressione economica che grava sull’isola da decenni.
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Il provvedimento americano si inserisce in una fase già critica per il sistema energetico cubano. Le spedizioni regolari di greggio dal Venezuela si sono ridotte, mentre anche gli aiuti dal Messico risultano meno consistenti. Il risultato è una carenza di carburante che si riflette nella vita quotidiana.
Secondo stime diffuse da società di analisi dei dati energetici, ai livelli attuali di domanda e produzione interna, le scorte di petrolio garantirebbero autonomia solo per poche settimane, tra i 15 e i 20 giorni. Le disponibilità coprirebbero meno della metà del fabbisogno stimato in circa 100mila barili al giorno.
Sull’isola si moltiplicano le file ai distributori e il trasporto pubblico viene progressivamente ridotto. Anche il mercato nero risente della scarsità di benzina, diventata sempre più difficile da reperire.
L’Unione elettrica statale segnala quotidianamente una capacità di generazione insufficiente a soddisfare la domanda nazionale. Da mesi la produzione copre meno del necessario e vengono annunciati nuovi blackout estesi in diverse aree del Paese.