Federica Torzullo, il figlio riavrà i suoi oggetti mentre si riapre la casa del delitto

Il figlio di Federica Torzullo, 10 anni, chiede di riavere i suoi oggetti mentre i carabinieri tornano nella villetta del delitto. Nuovi accertamenti puntano su tempi, possibili aiuti e tracce cancellate.

federica torzullo

Un foglio con un elenco semplice, scritto al computer. Dentro ci sono un monopattino, la PlayStation, scarpe e libri di scuola. È la richiesta del figlio di Federica Torzullo, dieci anni, che prova a riprendersi pezzi della sua vita rimasti nella casa dove la madre è stata uccisa.

Proprio mentre i carabinieri del Ris tornavano nella villetta di via Costantino, a Civitavecchia, i magistrati hanno disposto il recupero di quegli oggetti. L’abitazione è stata di nuovo isolata per altri rilievi, con l’obiettivo di ricostruire con precisione le ultime fasi prima della morte della donna, 41 anni.

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Il bambino è stato affidato ai nonni materni. Il Tribunale per i minorenni ha confermato la collocazione in famiglia, escludendo per ora l’ipotesi di una comunità. La decisione diventerà stabile dopo le verifiche dei servizi sociali. Il sindaco di Anguillara, Angelo Pizzigallo, resta tutore legale.

Al padre è stata sospesa la responsabilità genitoriale prima del ritrovamento del corpo, trovato sotto due metri di terra vicino all’azienda di famiglia. Dal carcere ha scritto una lettera al figlio, che però non è stata consegnata. Non ha ottenuto nemmeno il permesso di partecipare ai funerali dei suoi genitori.

Le indagini ora si concentrano sulla possibile premeditazione. Gli inquirenti non ritengono credibile che omicidio e occultamento del cadavere siano avvenuti in circa quaranta minuti, come dichiarato dall’indagato. I tempi, secondo chi indaga, non tornano.

Attenzione puntata anche su una donna che lavorava in casa come colf. È stata ascoltata più volte per chiarire cosa accadde nei giorni del delitto e come venivano gestiti ambienti e pulizie. I militari stanno esaminando detersivi e scarichi dell’abitazione per cercare eventuali tracce di sangue o prodotti usati per eliminarle.

Un ruolo centrale lo avranno i dati della “scatola nera” installata sulla Kia Sportage usata per trasportare il corpo. Il dispositivo registra spostamenti e soste. Gli investigatori vogliono capire se il tragitto sia compatibile con quanto raccontato o se emergano fermate sospette, ad esempio vicino a negozi di prodotti chimici.

Le verifiche si estendono anche ai mezzi della ditta di movimento terra riconducibile all’uomo e alle condutture idriche della casa. Intanto prosegue la ricerca dell’arma del delitto, che l’indagato avrebbe gettato in un corso d’acqua. I risultati tecnici saranno decisivi per chiarire se dietro l’omicidio ci sia stato un piano preparato in anticipo.