Gabriele Muccino lascia Hollywood e presenta Le cose non dette

Gabriele Muccino presenta il nuovo film e annuncia che non lavorerà più negli Stati Uniti. Racconta gli anni difficili vissuti in America e riflette su relazioni, silenzi e fragilità emotive al centro di “Le cose non dette”.

gabriele muccino

Gabriele Muccino non ha dubbi sul suo futuro professionale: non tornerà a lavorare a Hollywood né a vivere negli Stati Uniti. Il regista lo ha dichiarato durante la presentazione del suo nuovo film, spiegando che gli ultimi anni trascorsi oltreoceano sono stati per lui pesanti e segnati da un disagio profondo.

All’inizio l’esperienza americana era stata diversa. I set con Will Smith, i successi internazionali, i progetti ambiziosi: tutto sembrava andare nella direzione giusta. Poi, con il tempo, il rapporto con quel mondo è cambiato. Muccino parla di un sistema che lo ha messo alla prova e di una società che percepisce come sempre più sola e priva di legami autentici.

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Queste riflessioni si intrecciano con il cuore del suo nuovo lavoro, Le cose non dette, in sala dal 29 gennaio. Il film ruota attorno ai silenzi che pesano, alle parole evitate, ai traumi mai nominati che finiscono per condizionare scelte e relazioni. Secondo il regista, spesso le persone non riescono a essere sincere neppure con sé stesse, e quando la verità diventa scomoda il rapporto di coppia comincia a incrinarsi.

Carolina Crescentini, nel cast, affronta il tema della gelosia. A suo parere, chi è geloso crea un clima che spinge l’altro a nascondere la verità. Muccino ammette di aver vissuto in passato una gelosia eccessiva, capace di spingere le persone accanto a lui a tacere per evitare conflitti.

La storia, tratta dal romanzo “Siracusa” di Delia Ephron, segue due coppie in viaggio a Tangeri. Carlo ed Elisa, insieme da anni, hanno costruito carriere solide ma sentono che qualcosa si è logorato. Con loro partono gli amici Anna e Paolo e la figlia adolescente di questi ultimi. Il viaggio fa emergere tensioni rimaste sotto traccia, tra segreti, sospetti e confini che si fanno incerti, anche per l’arrivo di una giovane studentessa legata a Carlo.

Crescentini interpreta Anna, una donna sempre in allarme, madre iperprotettiva e carica di ferite del passato mai risolte. È un personaggio che esplode, che parla molto con gli altri ma evita di guardarsi dentro. L’attrice racconta di scene portate fino al limite, dove l’equilibrio emotivo si spezza e l’ansia diventa quasi grottesca.

Per Muccino, ciò che non viene detto funziona come una barriera. Le omissioni, le mezze verità, le distorsioni finiscono per isolare le persone, creando muri tra partner, figli e genitori. Anche nel linguaggio quotidiano, spiega il cast, conta il sottotesto: le stesse parole possono avere significati diversi a seconda di ciò che resta sotto la superficie.

Il regista osserva anche come la comunicazione digitale abbia cambiato il modo di vivere i rapporti. Oggi tutto è più veloce, più immediato, ma anche più fragile. Le relazioni si consumano in tempi brevi, mentre cresce un senso diffuso di solitudine.

Infine, spazio alla situazione del cinema italiano. Crescentini parla di una crisi pesante, con molti professionisti fermi da mesi. Muccino allarga il discorso all’intera filiera: quando il settore rallenta, a risentirne non sono solo attori e tecnici, ma anche attività collegate come alberghi, trasporti e ristorazione. Sul fronte degli incentivi, ricorda che in alcune aree degli Stati Uniti, come il New Jersey, le agevolazioni fiscali stanno attirando produzioni che un tempo sarebbero andate altrove.