Mondiali 2026 USA, sicurezza militare e visti nel mirino: tensioni tra Nazionali e tifosi
Clima teso verso i Mondiali 2026 negli USA: sicurezza militarizzata, restrizioni sui visti e controlli digitali spingono federazioni e tifosi a rivedere la partecipazione, tra timori diplomatici e stadi sempre più blindati.
I Mondiali del 2026 negli Stati Uniti si avvicinano in un contesto dominato dalla sicurezza, diventata asse centrale dell’organizzazione. Attorno agli stadi si profila un dispositivo imponente, con sorveglianza aerea contro i droni, simulazioni di emergenze e piani operativi che ricordano esercitazioni militari più che preparativi per un evento sportivo globale.
Le autorità stanno lavorando a un sistema di protezione che coinvolge strutture federali e organismi sportivi, con investimenti miliardari destinati a prevenzione e risposta rapida. L’obiettivo dichiarato è evitare qualunque minaccia, ma l’effetto collaterale è un’atmosfera di controllo capillare che rischia di cambiare radicalmente l’esperienza dei tifosi, tra accessi limitati e aree trasformate in zone ad alta sorveglianza.
Leggi anche Mondiali 2026: le 28 nazionali già qualificate tra big, outsider e ritorni storici
Parallelamente, il nodo dei visti sta generando attriti internazionali. Alcune delegazioni lamentano procedure rigide e trattamenti considerati discriminatori. L’Iran ha ridotto la propria presenza istituzionale dopo frizioni diplomatiche, mentre da Haiti emergono timori per i sostenitori, con richieste respinte per il sospetto che il torneo possa diventare un’occasione per restare sul territorio americano.
Malumori si registrano anche in Europa. In ambienti sportivi di Danimarca, Francia e Germania si discute della possibilità di iniziative simboliche o prese di posizione legate alle tensioni commerciali e politiche con Washington. Il torneo diventa così terreno di riflessi geopolitici che superano il perimetro del calcio giocato.
Emblematico il caso dell’Egitto. Pur coinvolto in nuovi tavoli diplomatici promossi dagli Stati Uniti su scenari mediorientali, i suoi cittadini continuano a incontrare ostacoli nelle procedure d’ingresso. La contraddizione tra cooperazione politica e restrizioni migratorie ha acceso il dibattito interno alla federazione, con richiami alla tutela dell’immagine nazionale.
Il controllo passa anche dal digitale. Le richieste di autorizzazione includono verifiche approfondite dei profili online, e contenuti ritenuti problematici possono pesare sull’esito delle domande. Nelle aree dedicate ai tifosi non sono previste zone esenti da controlli federali, alimentando preoccupazioni tra sostenitori sudamericani, in particolare di Brasile e Colombia, che stanno rivalutando i viaggi.
Il risultato è un Mondiale tecnologicamente avanzato ma segnato da un clima di diffidenza, dove l’attenzione alla sorveglianza finisce per ridisegnare il volto della manifestazione, tra spalti potenzialmente meno colorati e un’esperienza sempre più filtrata da procedure e verifiche.