Afghanistan, padre di un caporalmaggiore caduto attacca Trump: parole offensive sul ruolo degli alleati

Le parole di Donald Trump sul ruolo degli alleati in Afghanistan scatenano la reazione di un padre che ha perso il figlio militare nel 2010, ricordando sacrifici, condizioni difficili e il tributo pagato dall’Italia in vent’anni di missione.

afghanistan padre

Le dichiarazioni di Donald Trump sul contributo degli eserciti occidentali in Afghanistan riaprono ferite mai rimarginate. A esprimere amarezza è Angelo Pascazio, padre di Luigi, caporalmaggiore dell’Esercito italiano morto a 25 anni in un attentato esplosivo nel 2010 insieme a un commilitone.

L’uomo all'Adnkronos parla di sconcerto e delusione, spiegando che certe affermazioni rappresentano un colpo doloroso, arrivato dopo lo shock del ritorno dei talebani nel 2021. Racconta di aver in passato nutrito stima per l’ex presidente statunitense, ma di aver trovato le sue ultime parole fuori luogo e irrispettose.

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Nel mirino, in particolare, i riferimenti al presunto scarso coinvolgimento degli alleati nelle operazioni militari e di peacekeeping. Pascazio respinge questa lettura, sostenendo che molti soldati italiani fossero quotidianamente esposti a rischi concreti e operassero in prima linea, in contesti tutt’altro che marginali.

Ricorda poi il peso del bilancio umano: in vent’anni di missione sono stati 53 i militari italiani che hanno perso la vita. Un numero che, a suo dire, racconta più di qualsiasi ricostruzione politica e testimonia l’impegno reale sul terreno.

Dalle rare telefonate con il figlio emergevano scenari complessi e condizioni operative difficili. Luigi, alla sua prima missione, credeva profondamente nel proprio compito. Il padre osserva che forse una preparazione più adeguata avrebbe potuto aiutare i giovani soldati ad affrontare situazioni tanto pericolose, ribadendo che chi è caduto merita soltanto onore.