Iran, le proteste di gennaio e il bilancio nascosto delle vittime
Tra l’8 e il 9 gennaio, in Iran la repressione delle proteste avrebbe provocato un numero di vittime di gran lunga superiore a quello ufficiale, con una gestione dei cadaveri descritta come senza precedenti.
Un numero di morti che non trova riscontro nelle cifre diffuse dalle autorità. Un’inchiesta di una rivista statunitense riferisce che durante le proteste dell’8 e 9 gennaio le vittime potrebbero essere state oltre 30mila in sole quarantotto ore, una stima che contraddice apertamente i dati ufficiali.
Le informazioni emergono dalle testimonianze di due alti funzionari del Ministero della Salute di Teheran, rimasti anonimi per motivi di sicurezza. Secondo quanto da loro indicato, un conteggio interno avrebbe registrato 30.304 decessi, a fronte dei 3.117 morti comunicati dal governo il 21 gennaio.
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A rafforzare questa ricostruzione ci sarebbero le rilevazioni non ufficiali effettuate da medici e squadre di emergenza negli ospedali civili. I dati analizzati da un chirurgo oculista tedesco-iraniano mostrerebbero che già nella giornata di venerdì 9 gennaio il numero delle vittime aveva superato la soglia delle 30.000.
La cifra, considerata prudenziale, non includerebbe i decessi avvenuti negli ospedali militari né quelli nelle aree più remote del Paese, difficili da raggiungere e monitorare durante i disordini.
Il racconto dei funzionari descrive una situazione estrema: la quantità di corpi avrebbe esaurito rapidamente le scorte di sacchi mortuari. Le ambulanze sarebbero state sostituite da grandi camion articolati, utilizzati per trasportare le salme verso strutture improvvisate.
Secondo le ricostruzioni raccolte nelle settimane successive, milioni di persone si trovavano in strada quando le autorità hanno interrotto Internet e le comunicazioni. Video e testimonianze parlano di cecchini sui tetti e di mezzi pesanti armati che avrebbero aperto il fuoco sui manifestanti.
Nella giornata del 9 gennaio, un esponente dei Pasdaran avrebbe avvertito in televisione che chiunque fosse uscito di casa non avrebbe dovuto lamentarsi in caso di colpi d’arma da fuoco. Le proteste si erano intensificate anche dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che nei giorni precedenti aveva minacciato un intervento contro il regime.
Per la portata delle uccisioni, l’inchiesta accosta quanto avvenuto in Iran a uno dei più noti massacri della Seconda guerra mondiale, sottolineando la dimensione storica della violenza registrata in quei due giorni.