Matteo Giunta difende lo sfogo sui social: Ero esasperato, mia figlia ricoverata due volte

Una reazione impulsiva nata dalla paura e dalla stanchezza di un padre, dopo giorni segnati da ricoveri e ansia per la salute della figlia, riaccende il dibattito su bambini malati portati a scuola e responsabilità collettiva.

matteo giunta

Negli ultimi anni i social sono spesso teatro di insulti gratuiti, alimentati da rabbia e frustrazione. Stavolta, però, la dinamica si è ribaltata. Matteo Giunta, allenatore e marito di Federica Pellegrini, ha attirato l’attenzione dopo un duro messaggio pubblicato su Instagram contro chi accompagna i figli all’asilo nonostante sintomi evidenti di malattia.

Lo sfogo è arrivato al termine di giorni complessi sul piano personale. La figlia della coppia è stata infatti ricoverata due volte in una sola settimana a causa di complicazioni respiratorie successive a convulsioni febbrili. Una situazione che ha spinto anche Pellegrini, incinta al settimo mese, a sospendere impegni professionali già programmati.

Leggi anche Federica Pellegrini annulla gli impegni: settimana difficile dopo lo sfogo di Matteo Giunta

Giunta ha spiegato di aver scritto quelle parole in un momento di forte tensione emotiva. La consapevolezza di aver usato toni eccessivi non cancella, però, il nodo centrale della questione. Secondo l’allenatore, il problema dei bambini malati lasciati a scuola è noto da tempo a chi lavora nel settore educativo.

Dopo il post, racconta di aver ricevuto numerosi messaggi da educatrici e insegnanti. Non critiche, ma ringraziamenti per aver portato alla luce una difficoltà quotidiana: classi frequentate da bambini con febbre o altri sintomi, spesso senza alcun controllo medico preventivo, con conseguenze per compagni, famiglie e personale scolastico.

Il ricordo dei ricoveri precedenti resta vivido. Giunta ha rievocato anche un episodio avvenuto a dicembre, quando la figlia aveva già affrontato convulsioni febbrili. Pur sapendo che si tratta di condizioni relativamente comuni in età pediatrica, viverle da genitore resta un’esperienza dolorosa.

Nel suo racconto emerge anche un tentativo di equilibrio. Giunta riconosce le difficoltà di molte famiglie impossibilitate ad assentarsi dal lavoro, ma sottolinea come le scelte individuali ricadano su altri genitori nelle stesse condizioni, costretti poi a gestire figli contagiati e improvvise emergenze.

Ripensando allo sfogo, ammette che oggi probabilmente eviterebbe l’insulto diretto. In quel momento, però, ha reagito d’istinto, spinto dalla paura e dalla stanchezza, consapevole che il clamore mediatico sia stato amplificato anche dall’uso di una parolaccia.

Giunta ha poi allargato lo sguardo al periodo successivo alla pandemia. Dopo anni di massima prudenza, osserva un cambiamento radicale: bambini con febbre o tosse vengono riportati in classe con maggiore leggerezza, senza più l’obbligo di certificazioni mediche.

Secondo quanto riferito dalle insegnanti del nido frequentato dalla figlia, la situazione è diventata difficile da gestire. Le regole attuali impongono di accogliere quasi tutti, anche chi dovrebbe restare a casa, aumentando il rischio di contagio per educatrici, famiglie, nonni e bambini più fragili.

Il tema, ribadisce Giunta, resta quello della responsabilità condivisa all’interno di una comunità, dove le decisioni di pochi possono incidere sulla salute di molti.