Tenuta prigioniera per oltre 20 anni e ridotta in schiavitù domestica: condannata una donna inglese
Una donna è stata liberata dopo oltre vent’anni di prigionia domestica in Inghilterra: costretta a lavorare senza sosta e privata di cure e igiene, ha riportato danni fisici permanenti prima di riuscire a chiedere aiuto.
La giuria ha riconosciuto Amanda Wixon colpevole di gravi reati legati alla schiavitù moderna, tra cui lavoro forzato, sequestro di persona e aggressioni ripetute. Secondo l’accusa, la donna avrebbe controllato e sfruttato una vittima per più di due decenni all’interno della propria abitazione.
La vicenda sarebbe iniziata quando la vittima era ancora minorenne. Fin da giovanissima, sarebbe stata obbligata a occuparsi delle faccende domestiche e ad accudire i dieci figli della sua carceriera, senza alcuna possibilità di scegliere o sottrarsi agli ordini ricevuti.
Nel corso degli anni, la donna avrebbe vissuto in condizioni di totale privazione. Le veniva impedito di lavarsi regolarmente e di prendersi cura della propria salute, mentre le violenze subite le hanno causato segni permanenti, tra cui la perdita dei denti e numerose cicatrici visibili sul corpo.
Oggi quarantenne e con difficoltà di apprendimento, la vittima è riuscita a uscire dall’incubo nel marzo 2021. A permetterle di chiedere aiuto sarebbe stato un telefono nascosto, utilizzato di nascosto dopo anni di minacce e isolamento.
Gli investigatori britannici hanno definito il caso un esempio di crudeltà estrema, sottolineando la forza dimostrata dalla donna nel trovare il coraggio di denunciare quanto subito. Dopo il verdetto di colpevolezza, Wixon è stata rilasciata su cauzione in attesa della sentenza, fissata per il 12 marzo 2026.
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