Valentino Garavani, il compagno parla al funerale: Non dico addio, ma grazie dopo 43 anni insieme

Durante le esequie di Valentino Garavani, celebrate a Roma, il compagno Vernon Bruce Hoeksema prende la parola senza preavviso e racconta un legame privato lungo oltre quarant’anni, con parole semplici e cariche di emozione.

valentino garavani

Non era previsto alcun intervento, lo chiarisce subito con voce incerta. Vernon Bruce Hoeksema decide di parlare all’improvviso durante i funerali di Valentino Garavani, celebrati il 23 gennaio 2026, e affida alla basilica un ricordo personale pronunciato in inglese.

Davanti ai presenti racconta un rapporto fatto di dialoghi quotidiani e intimità lontane dai riflettori. Spiega che Valentino era la persona con cui parlava, non quella di cui parlava, sottolineando una dimensione privata che non apparteneva a nessun altro.

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Nel suo breve discorso emerge il senso di una condivisione esclusiva, costruita nel tempo e protetta dalla discrezione. Riconosce l’affetto di molti, ma distingue con chiarezza ciò che restava solo loro, senza cedere a formule solenni o celebrative.

Il ricordo si chiude con parole essenziali, pronunciate senza enfasi: Non dico addio oggi, ma grazie. Una frase che riassume il tono dell’intervento, intimo e misurato, accolto in silenzio.

Poche ore prima, durante la camera ardente, Hoeksema risponde a una domanda diretta sulle ultime parole scambiate con lo stilista. La risposta è asciutta: “Ti amo”. Nessun altro dettaglio, nessuna spiegazione aggiuntiva.

All’uscita, a Roma, affida ai cronisti un frammento della loro vita comune. Racconta di quarantatré anni trascorsi fianco a fianco, di ricordi che restano e di un quotidiano che dovrà essere reinventato, confermando che i loro cagnolini continueranno a vivere con lui.

In un necrologio, Hoeksema sintetizza quel lungo arco di tempo come una vita condivisa più che come una durata. Quarantatré anni che continuano a riflettersi nei gesti e nei giorni, anche dopo l’ultimo saluto pubblico.