Treviglio, bambino escluso dal post scuola per una patologia: la denuncia

Un bambino di tre anni escluso dal post scuola per una patologia: a Treviglio scoppia il caso dopo la denuncia di una consigliera comunale, che parla di scelta discriminatoria e in contrasto con le regole regionali.

treviglio bambino

La comunicazione sarebbe stata netta: la presenza di una patologia renderebbe impossibile l’accesso al servizio di post scuola. È quanto accaduto a una famiglia di Treviglio, secondo quanto riferito da Matilde Tura, consigliera comunale del Partito Democratico, che ha deciso di rendere pubblico l’episodio definendolo discriminatorio.

Tura racconta di aver inizialmente pensato a un errore o a un fraintendimento facilmente risolvibile. La lettura diretta della comunicazione, però, avrebbe cambiato tutto. Da madre e da medico, spiega, l’impatto è stato emotivamente forte, con una sensazione di incredulità di fronte a parole ritenute inaccettabili.

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Al centro della vicenda c’è un bambino di tre anni, escluso dal servizio perché affetto da una patologia che, in caso di emergenza, potrebbe richiedere la somministrazione di un farmaco salvavita. La società partecipata del Comune che gestisce il post scuola, Ygea srl, avrebbe dichiarato di non poter assumere la responsabilità legata alla somministrazione del farmaco.

Secondo la consigliera, questa scelta contrasterebbe con il Protocollo regionale per la somministrazione dei farmaci a scuola, condiviso con Ats, che prevede la possibilità di intervenire anche in contesti educativi per patologie come asma, allergie gravi, diabete di tipo 1 ed epilessia, senza richiedere competenze sanitarie specifiche al personale.

Il Protocollo stabilisce inoltre che, in presenza di difficoltà organizzative, debbano essere coinvolti Asst ed ente locale per individuare soluzioni adeguate. L’esclusione del bambino dal servizio, sottolinea Tura, non rientra tra le opzioni previste e rappresenterebbe la via più semplice, ma anche la più ingiusta.

La consigliera ha quindi rivolto una serie di richieste all’amministrazione comunale e a Ygea, chiedendo quali azioni siano state intraprese per garantire l’inclusione e quali percorsi organizzativi siano stati attivati per tutelare il diritto di accesso ai servizi educativi. La società, contattata telefonicamente, non ha rilasciato dichiarazioni.