Massimo Bossetti chiede nuove analisi sul Dna e ribadisce la sua innocenza nel caso Yara Gambirasio

Bossetti torna a esporsi pubblicamente dal carcere, chiedendo nuove analisi scientifiche sul Dna e ribadendo la propria innocenza nel delitto di Yara Gambirasio, tra ammissioni di bugie e richieste di confronto diretto con la famiglia della vittima.

massimo bossetti

Massimo Bossetti torna a parlare dopo anni di silenzio e lo fa rilanciando una richiesta che considera centrale: una nuova verifica della prova genetica che ha portato alla sua condanna all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa a Brembate di Sopra e trovata senza vita nel febbraio 2011 a Chignolo d’Isola.

Nel corso di un’intervista televisiva, Bossetti afferma che accetterebbe senza riserve l’esito di ulteriori accertamenti scientifici. Se una nuova analisi del Dna dovesse confermare il suo coinvolgimento, sostiene di essere pronto a rinunciare a qualsiasi difesa e ad accettare il carcere a vita.

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Secondo quanto riferito, negli archivi dell’ufficio corpi di reato sarebbero ancora conservati 54 campioni biologici. Materiali che, a suo avviso, potrebbero essere riesaminati con tecniche più avanzate rispetto a quelle utilizzate durante l’inchiesta originaria, aprendo la strada a nuovi elementi di valutazione.

Bossetti insiste anche sulla necessità di riesaminare gli indumenti indossati da Yara al momento del ritrovamento del corpo. Afferma che i capi sarebbero stati preservati in modo integro e che un’istanza difensiva potrebbe consentire accertamenti più approfonditi, mai autorizzati nel corso dei procedimenti giudiziari.

Alla domanda su chi possa aver ucciso la giovane, l’uomo evita ipotesi o accuse alternative. Dice di non avere risposte e di essere lui stesso in cerca della verità su quanto accaduto a Brembate di Sopra.

Durante l’intervista viene affrontato anche il tema delle attività online, elemento discusso nel processo. Bossetti ammette di aver visitato siti pornografici, ma respinge qualsiasi accusa legata a ricerche su minori. Sostiene che eventuali contenuti contestati sarebbero il risultato di automatismi informatici e non di ricerche intenzionali.

Interpellato su come possano comparire immagini non ricercate durante la navigazione, dichiara di non avere competenze tecnologiche e di non saper spiegare i meccanismi che regolano certi fenomeni online.

Nel corso del racconto, Bossetti riconosce di aver mentito in più occasioni. Ammette di aver fornito giustificazioni false sul lavoro, parlando di gravi problemi di salute e visite ospedaliere mai avvenute. Spiega che quelle bugie sarebbero state dettate da difficoltà economiche e dalla necessità di cercare altre entrate.

Riconosce anche di non aver detto tutta la verità alla moglie riguardo alla frequentazione di un centro estetico situato nei pressi dell’abitazione di Yara. Una scelta che collega alle tensioni familiari e alla situazione finanziaria complicata vissuta in quel periodo.

Nonostante la condanna definitiva, Bossetti continua a proclamare la propria innocenza. Dice di desiderare un incontro con i genitori di Yara Gambirasio, convinto che un confronto diretto possa dimostrare la sua estraneità ai fatti.

Ribadisce di avere la coscienza pulita e di non aver mai commesso un crimine di quella gravità. Richiama infine il legame con i figli, affermando che non avrebbe mai potuto tornare a casa e vivere una vita familiare normale se fosse stato responsabile di un delitto così efferato.