Pensione e neutralizzazione dei contributi: come funziona il ricalcolo dell'assegno
Negli ultimi anni di lavoro, stipendi più bassi o contratti ridotti possono incidere sulla pensione. Esiste però uno strumento che consente di eliminare dal calcolo i contributi più sfavorevoli e migliorare l’importo finale dell’assegno.
Il passaggio al part-time, il demansionamento o periodi di inattività negli ultimi anni di carriera possono ridurre in modo significativo la base di calcolo della pensione. In questi casi entra in gioco la neutralizzazione dei contributi, un meccanismo che consente di escludere dal conteggio i versamenti che peggiorano l’importo dell’assegno.
Lo strumento nasce per evitare un paradosso frequente: continuare a lavorare e versare contributi, ma ottenere una pensione più bassa perché le retribuzioni finali risultano inferiori rispetto a quelle percepite in precedenza. La neutralizzazione consente quindi di proteggere la media retributiva utilizzata nel calcolo.
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La possibilità di richiederla riguarda esclusivamente le pensioni calcolate con metodo retributivo o misto. Restano esclusi i lavoratori nel sistema interamente contributivo, per i quali l’importo dipende solo dal totale dei versamenti e dall’età di accesso alla pensione.
Può essere utilizzata anche da chi ha scelto l’uscita anticipata. Una volta raggiunti i requisiti per la pensione di vecchiaia, è possibile chiedere l’eliminazione dei contributi che erano serviti per l’anticipo ma che, nel tempo, si sono rivelati penalizzanti per il calcolo dell’assegno.
Un esempio concreto riguarda un pensionato con Quota 100 e un’anzianità contributiva superiore al minimo richiesto. Negli ultimi cinque anni di attività aveva alternato periodi di lavoro e disoccupazione. Escludendo dal calcolo i periodi meno favorevoli, l’assegno mensile è aumentato di oltre 137 euro lordi.
La neutralizzazione non è automatica. Deve essere richiesta con una domanda di ricostituzione della pensione all’Inps, indicando con precisione i periodi da eliminare e allegando la documentazione che dimostri la riduzione della retribuzione.
Esiste però un’eccezione: i periodi coperti da Naspi vengono neutralizzati d’ufficio dall’Inps nel calcolo della retribuzione pensionabile, senza necessità di presentare alcuna richiesta.
Se la domanda viene accolta, gli effetti economici decorrono anche per il passato, nei limiti previsti dalla normativa. Per questo motivo diventa centrale conoscere in modo dettagliato la propria storia contributiva prima di lasciare il lavoro.